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Da qualche tempo è invalsa la moda sviluppatasi per passaparola di utilizzare una categoria di farmaci anti diabetici, quella degli agonisti del GLP-1, l’ormone intestinale che regola l’appetito e il metabolismo, per non rinunciare al cibo di propria volontà delegando la cosa alla pillola.
In breve tempo, così, prodotti come il Semaglutide sono andati in esaurimento. Il sottoscritto, essendo affetto della pandemia diabetica, è passato per la prescrizione graduale di uno di quei prodotti e se dovessi raccontarvi come sono stato, prenderei ad esempio la celebre frase degli “Uomini in barca” quando quello scopre di avere tutte le patologie meno il ginocchio della lavandaia. E non sono il solo. Ho sentito cose analoghe da diversi altri che si domandavano come facessero le persone a sottoporsi ad una tale tortura per perdere qualche peso. È nella letteratura stessa che fra gli effetti collaterali di queste cure sono frequenti nausea, disturbi gastrointestinali, rischio pancreatite e così via.
Vogliamo essere come gli altri e per esserlo accettiamo di tutto, forse anche morire.
L’ultima birbonata che ho appena trovato sul Post consiste nell’essere talmente insoddisfatti della propria statura da accettare di sottoporsi a pratiche medievali da tortura dell’Inquisizione: indossare cerchiaggi alle gambe con tiranti che allungherebbero gli arti inferiori di una decina di centimetri. Ci sono pratiche più invasive come farsi tagliare il femore rimanendo a soffrire le pene dell’infermo allettati per mesi e mesi in attesa che si riformi l’osso. I dolori non dipendono tanto dalle ossa, quanto dai tessuti circostanti fortemente traumatizzati dalla trazione innaturale.
Solo a pensarci c’è da impazzire!
I costi di questi trattamenti per i quali ci sono cliniche in Turchia sono poi di svariate centinaia di migliaia di euro.
Tutto questo da che bisogno potrà mai nascere? Alla faccia della propaganda per la difesa della diversità (in genere quella sessuale che sembra motivare di più), manifestano un bisogno, quello di essere uguali agli altri.
Fino a ieri era considerato sano che al mondo ci siano persone più alte, più basse, più magre più tozze, con gli occhi castani o ceruli, attributi sessuali più abbondanti o meno…
Oggi no. Vogliamo un mondo di persone fatte con lo stampino, tutte uguali, tutte “normali”.
Cantava un tempo Elvis Costello “I wanna be loved”, il bisogno di essere amati e per esserlo dobbiamo essere come tutti, ovvero “normali”, come se la normalità fosse una categoria possibile e, peggio ancora, auspicabile.
Ma tutto ciò a che prezzo!
Un masochismo che ci porta a domandarci se a guidarlo sia l’insoddisfazione del proprio corpo o il piacere eroico abbastanza idiota o patologico per la sofferenza, per un sacrificio consumistico omologante.
Questo mondo è un mondo in cui è normale farsi del male per essere normale.
Ma che fine hanno fatto percorsi di crescita spirituale, di comprensione di sé e del proprio aspetto?
Sembra che questo modo di pensare appartenga ad un mondo che non esiste più. Che ne penserebbero Darwin o Lamark?
Forse l’evoluzionismo andrebbe riconsiderato: la specie che si adatta non è la più forte o la più intelligente, ma la più “normale”. Normalmente idiota.
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