Con questo titolo a metà strada fra le presunte dichiarazioni storiche e scientifiche galileiane e la prassi cantautorale italiana from Sassuolo provincia di Modena, ci accingiamo a varcare la soglia del post musicofilo del giorno dedicato a un brano di Pierangelo Bertoli datato 1975.
E l’acqua si riempie di schiuma, il cielo di fumi
La chimica lebbra distrugge la vita nei fiumi
Uccelli che volano a stento malati di morte
Il freddo interesse alla vita ha sbarrato le porte
Un’isola intera ha trovato nel mare una tomba
Il falso progresso ha voluto provare una bomba
Poi pioggia che toglie la sete alla terra che è viva
Invece le porta la morte perché è radioattiva
C’è poco da scherzare, pochissimo. Siamo in un’epoca lontana oramai eppure le parole del cantautore sulla sedia a rotelle sono ancora “tristemente” moderne, attuali, e altresì fortemente coinvolgenti. Il tempo è passato e le cose sono cambiate, ma, nonostante il nostro rinnovato planetario pedigree eco-ambient-sociale, cose così – come le dice Pierangelo – sono ancora piuttosto presenti, per non dire comuni. Abbiamo imparato cose, noi umani, ma i “cattivi”, hanno pure issi scoperto altro, e sopratutto sono diventati molto più bravi nelle manovre “spazza-sotto-tappetiche”, com’è che si dice? Greenwashing.
Un giorno il denaro ha scoperto la guerra mondiale
Ha dato il suo putrido segno all’istinto bestiale
Ha ucciso, bruciato, distrutto in un triste rosario
E tutta la terra si è avvolta di un nero sudario
E presto la chiave nascosta di nuovi segreti
Così copriranno di fango persino i pianeti
Vorranno inquinare le stelle, la guerra tra i soli
I crimini contro la vita li chiamano errori
Ad un resoconto sommario sul testo, poi arriverà il ritornello, i reati contestati dal cantautore emiliano vanno dall’inquinamento ambientale – aria e acqua – agli esperimenti bellico-nucleari negli atolli corallini, con pioggia radioattiva annessa; la speculazione della guerra – aspetta questa l’ho già sentita e pure da poco, c’era pure un tizio con un cane morto in testa – e dulcis in fundo l’esplorazione del cosmo, intesa come ricerca di pianeti da sfruttare, magari per estrarre minerali, e non progresso per l’Umanità, e ci ho messo pure la U maiuscola. Non per ripetere cose poc’anzi scritte e anche dette stamani al bar sport, ma cinquant’anni dopo siamo ancora parecchio vicini se non paralleli, o addirittura sovrapponibili. Agli appunti sonori cantautoriali. Mah. La domanda sorge spontanea, dove abbiamo sbagliato?
Riproviamo: allora nel 1975 nascono i Sex Pistols, e non aggiungo altro, poi entra in servizio il 747, detto Jumbo Jet, della Boeing, – ce ne sono ancora 330 ca. in servizio tuttora, sebbene la produzione sia cessata nel 2023 – negli anni ‘90 è arrivato il 777 sempre della Boeing. Non aggiungo, ma una riflessione credo sia d’uopo. Ecco, faccio per dire, se nel 1975 aveste chiesto a un fantasioso, o a un fantascientistico, o solo a uno scienziato un pochino visionario, diciamo Asimov e non parliamone più, come vedeva i cinquant’anni davanti a lui e a noi e a tutti. Cosa ci/vi/li avrebbe detto? Vabbè lo so da me non occorre che lo diciate, non è un paragone sensato. Volevo solo far scattare la riflessione riflettente concava o convessa non importa, sulle aspettative e quello che è poi davvero successo. Se dovessimo, ad esempio, andarci a infilare sulla, meglio nella, rivoluzione digitale, ne vedremo delle belle, in quanto a delusioni e aspettative non rispettate per non dire realizzate. In effetti è forse quella la dimensione più semplice per capire quanto poco siamo progrediti nonostante ci si senta così avanti, così upgradati, così in gamba anche su un piede solo. Se analizziamo il mondo digitale e il precedente mondo analogico, ad esempio quello del 1975 in cui Pier Angelo Bertoli ha scritto Eppure Soffia, ci accorgeremo con maggiore facilità di quante speranze – di un mondo migliore – siano andate deluse. A proposito di Asimov mi viene in mente un film di quegli anni – 1966 per l’esattezza – tratto da un racconto dello scrittore di fantascienza russo naturalizzato americano, Viaggio allucinante. Avete presente? Scienziati e medici che per salvare la vita di un politico vengono miniaturizzati dentro un minisommergibile e vanno in giro per il corpo dell’uomo in pericolo di vita, armati di laser e altre diavolerie tecnologiche atte alla riparazione del danno nel corpo dell’ospite, se mai riusciranno ad arrivare nell’area giusta. Così per dire. Agevolo.
Vabbè solo per dire. Non formalizziamoci. Però ci fa comodo riflettere sul testo del buon Bertoli. Come dicevano nella canzone I Giganti, poi ve li propongo, conclude il tema – loro qui mettevano nome e cognome del solista – noi ci accontentiamo del ritornello, da leggere, nemmeno cantato, si sa i mezzi del Franti, quelli che sono:
Eppure il vento soffia ancora
Spruzza l’acqua alle navi sulla prora
E sussurra canzoni tra le foglie
Bacia i fiori, li bacia e non li coglie
Eppure sfiora le campagne
Accarezza sui fianchi le montagne
E scompiglia le donne fra i capelli
Corre a gara in volo con gli uccelli
Eppure il vento soffia ancora
Lo yin e lo yang, il bello e il brutto, l’altalena infinita del bianco e del nero, e via e via con citazioni colte – cose di cui non sono all’altezza. Nella canzone di Pierangelo Bertoli il ritornello porta pace e speranza dopo un testo catastrofico ancorchè preciso e giornalistico – nel senso di rigorosamente legato a fatti documentati non opinioni o sentito dire. Rimaniamo ancorati alla terra, rispettiamo la natura, ricordiamo la nostra caducità e confrontiamola con l’immutabilità delle regole cosmiche, per non dire i cicli della vita, per non dire. Il cantautore di Sassuolo, piedi per terra e sguardo verso il futuro – tanto per citare un’altra famosa e bellissima sua canzone – non va certo a cercare aghi e pagliai ma ci ricorda di tenere un profilo basso, invece di sposare la solita e immarcescibile – anche se marcia e putrescente lo è eccome – logica del profitto a tutti i costi e sopra a tutto. Poi ti guardi intorno e vedi guerre a destra e pure a manca, uomini potenti con topi morti sulla testa, russi amici degli americani che sono amici dei cinesi che sono amici dei russi che sono amici degli iraniani che sono in guerra con gli americani. E il gioco dell’oca qui salta un giro. Poi continui a guardarti in giro e vedi che le aziende – i grandi inquinatori del pianeta – nel frattempo hanno sviluppato una coscienza ambientale. Poi però scopri che i soliti grandi industriali hanno anche inventato un nuovo termine che fa il paio con la rinnovata sensibilità al tema: lavacoscienza verde, già citato nella sua forma anglo e poi fona. Come diceva il vecchio adagio: una mano lava l’altra e tutte e due lavano il viso. Chiudo su Greta che di cognome fa Thunberg. La parabola dell’ex ragazzina che da sola si è opposta alla devastazione programmatica del pianeta – siamo tutti d’accordo sulla mancanza di un piano B, vero? – è quanto di più calzante ed emblematico con i temi trattati cinquant’anni fa dalla canzone di Bertoli.
“e vedere l’effetto che fa, vengo anch’io non tu no”
Non vi racconto nulla della figliola svedese, non occorre, voglio solo lasciarvi con la sua ultima dichiarazione pubblica in ordine di tempo. Per sottolineare, se ancora ce ne fosse bisogno, che il progresso, quello vero, latita, per non dire: qualcuno l’ha visto passare per caso? Per non dire. Ma non lo diciamo. Bye
“Non vivrò a lungo, l’ho accettato”. Ha detto l’attivista svedese riferendosi al clima di odio verso di lei e alle continue minacce di morte che riceve nel suo paese di origine.
“Considero questo come un rischio accettabile e connesso al mio percorso di vita”.
“Preferisco fare tutto il possibile per migliorare le cose, piuttosto che vivere in una falsa agiatezza”. “Io e gli altri attivisti siamo al centro di un’ondata fascista estremamente ostile nei confronti di chi, come noi, crede nell’empatia, agisce in questo senso, e desidera che si dia ascolto alla ricerca”.
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