Perchè quanno chiove, come diceva Daniele in arte Pino, e hai i panni fuori, rischi di bagnare il bucato e di dover ricominciare tutto da capo. La casalinga disperata che c’è in me ha parlato. Ora posso dedicarmi al post. Per non essere troppo simile al nostro Ennio che di cognome fa Martignago ho usato questa apertura squinternata, ma l’argomento all’ordine e anche al disordine del giorno è lo stesso: l’elio. Quanti e quali sono gli elii con cui avete avuto a che fare nella vostra vita? Il leader del gruppo musicale che da il titolo al nostro post è uno. Il film di animazione del 2025 omonimo, roba Pixar mica doremilasido, è il secondo. Elio o Helios è un titano della mitologia greca – roba di giganti per i più confusi all’ascolto – e impersonifica, nonché interpreta il sole, sempre nella mitologia ellenica per non ripetere greca. L’Elio è un gas – anche nobile ma non chiedete il perchè – monoatomico. Ogni quid di elio è un singolo atomo non un conglomerato di altre robe, tipo molecole. Questo per dirlo tecnicamente e con dovizia di particolari. Ho idea – ma è una mia specifica e personale impressione, quindi non fidatevi, che, nella quantistica – ovvero nell’infinitamente piccolo – sta roba conta. Quell’elio lì, l’ultimo che vi ho detto, si manifesta come un gas. Un sssssss, il rumore di un gas, inodore, insapore, incolore, atossico, ininfiammabile e inerte chimicamente. Ora, sul sapore, odore, colore, e pure i fiammaggiamenti mancati, ci possiamo arrivare; non assicuro invece sull’inerte, soprattutto se accoppiato con l’altra parola: chimicamente, ho bisogno di capire meglio, non so voi.
Allora, chimicamente inerte significa che in condizioni normali essendo un elemento molto stabile – un tipo a modo – non forma composti. Che tradotto per me e quelli come me che di chimica ci capiscono il giusto, vuol dire che non si mischia con gli altri elementi se non in condizioni di forzature estreme. Lo puoi scaldare lo puoi raffreddare, lo puoi forzare con pressioni pesanti e fino a quasi 1 milione di atmosfere – roba assurda tipo un chilometro e mezzo di acciaio caricato su un quadratino di un centimetro di lato – non cambia, non reagisce. . Per ottenere il gas, che poi vedremo essere molto utile assai in alcune cose tecnologiche e pure remunerative e anco parecchio alla moda oggiggiorno, non si scava, non si perfora, non si cerca, non si estrae. L’elio – che nell’universo, – strano ma vero, è uno degli elementi più presenti e in grande abbondanza, il secondo dopo l’idrogeno; in natura da noi, non c’è o quasi. Una superstar come questo gas tende a scappare via. Vola. Non a caso si mette nei palloncini. A casa terra non è così facile trovarlo, e anche metterlo via, perchè sta nel mezzo di altre cose non da solo.

Praticamente, tanto per capirci, per mettere le zampe sull’elio bisogna prendere un giacimento di gas naturale – il gas prodotto dalla decomposizione anaerobica(senza ossigeno) di materiale organico – prendere il gas della natura e dalla natura prodotto; raffreddarlo fino a una temperatura di circa (meno) -160 gradi, roba da non farsi nella propria cameretta. A quel punto tutto condensa e liquefa, – gocciola per capirsi – quindi il gas naturale non è più gas, e solo l’elio che per condensare deve essere portato a temperature ancora più estreme, rimane gassoso. In questo modo il gas va via e l’elio rimasto, da solo, separato dal resto, viene condensato, pure isso, e imbottigliato – imbobombolato sarebbe meglio – per conto suo. Fate conto che i principali giacimenti di gas naturale con forti percentuali di elio in natura conosciuti – perchè ce ne sono molti ancora mascherati per non dire da scoprire – sono in America, stati uniti o usa, come vi piace di più, in Qatar, Algeria e Russia. Quello in Qatar segnatevelo con una x perchè potrebbe essere speciale fra l’oggi e il domani. Diciamo, per non lasciarvi troppo in sospeso, che la produzione qatarica o qatariana – – circa il 30 per cento in mondovisione, – è cessata, stop, bastalà, causa bombardamento, quindi non proprio uno sciopero o una revisione tecnica degli impianti. Poi c’è la Tanzania. Quello va spiegato meglio.

Prima di proseguire nella ricerca dei giacimenti, vorrei però spiegare molto brevemente il perchè di questo mio – e non solo mio – improvviso interesse per elio senza le storie e nemmeno le tese. Dunque il gas nobile e raro è fondamentale per i wafer. Non i biscotti. Quelli di silicio. Mi ha sempre fatto molto ridere questa definizione. I biscottini di silicio servono per produrre i microprocessori. I chip, ovvero gli aggeggi, più importanti per il mondo moderno, tutto fatto di schermi e computer di vario tipo e funzione. Lo dico una volta e non lo ripeto più. L’elio è il gas – unico e insostituibile, al momento – che aiuta la fabbricazione dei wafer di silicio in tre fondamentali fasi: raffredda la fusione del silicio, protegge i medesimi cristalli dalle impurità, e trasporta le sostanze reagenti che servono alla produzione dei chip. Grazie alle sue caratteristiche naturali l’elio è l’unico elemento utilizzabile in questi processi. E quindi niente elio niente wafer. Sappiatelo.

In Qatar, dunque, finchè mr parrucchino prosegue coi venti e pure i trenta di guerra, la produzione di elio e di altre sostanze utili al mondo, come detto poc’anzi ce la siamo giocata, e non per poco, anche senza i venti e trenta. Viene da pensare, ma giuro che vi ruberò solo un istante e poi basta, al perchè sia stato scatenato questo ennesimo conflitto. L’avete pensato? Bene. Avanti così. Le scorte Russofone – paese anch’esso inguiato assai in una guerra – non sono alla portata di nessuno, o meglio, diciamo non sono alla portata di quelli che potrebbero averne bisogno, almeno così si dice ad alta voce. Poi sarebbe bello sapere se sottovoce e/o sottobanco le cose vadano diversamente. L’ho detto, e ora cambio canale, oppure fatelo voi. L’Algeria sta con tutti ma ha un legame forte, per non dire indissolubile con la Francia, vedi alla voce siamo stati lungamente colonia transalpina. Non dico nulla degli States, tanto lì con il tipo col cane morto sul capo, non si capisce un’emerita, e in ogni caso, anche se ci si sforzasse di capire – vedi nostra premier santissima e addolorata – oggi si domani no, e dopodomani chissà. Tempo perso diremmo. Quindi ci rimane il capitolo nuovi giacimenti. E in particolare il giacimento tanzanico, per non dire in Tanzania. E anche lì le cose non vanno proprio benissimo.

L’elio della Tanzania è un pò come quel vecchio detto oramai in disuso, l’oro del Giappone che in Italia si chiama ottone. Non che non ci sia, sgombriamo il campo a fraintendimenti, ma sta in Tanzania e nonostante la compagnia o le compagnie che lo stanno provando a estrarre siano la creme de la creme – inteso come milioni o miliardoni a loro disposizione per fare e disfare – il paese africano non aiuta. E non è colpa loro. Diciamo che fare le cose lì è un tantinello più complicato che a Massa Lombarda. Vi dico rapidamente tre cose sui Tanzani e casa loro. Intanto lo sapevate che la capitale del luogo si chiama Dodoma, io no. Ero rimasto a Dar es Salaam. Siamo sui 70 milioni di persone in tutto, in un territorio di quasi 1 milione di chilometri quadrati, tipo più grande di francia e germania assieme, che però hanno qualche abitante in più. Inoltre lo stato del lago Tanganica e pure Vittoria, è anche giovane, nasce nel 1964. Venendo ai nostri giorni, dopo una serie di rivolgimenti e stravolgimenti nonchè cambiamenti, il paese dal 2010 ha raggiunto una sorta di stabilità politica – per quanto possa essere stabile un paese africano ricco di risorse assai e senza o quasi, proprie risorse economiche per sfruttarle e arricchire per davvero. Inoltre una lunga storia coloniale alle spalle non aiuta il solito paese africano nostro. Negli anni recenti della quasi stabilità politica, i nostri esploratori d’elio, per non dire industrial-minator-imprenditori , arrivano, scoprono e mettono sotto chiave un mega giacimento galattico. Il posto, scoperto dagli scienziati – metterei qualche punto di domanda, ma solo io, voi non dovete farlo se non credete sia il caso – nel 2016, pare sia il più grande deposito naturale di elio del globo terracqueo detto mondo rotondo o terra per i più affettuosi – 1,5 miliardi di metri cubici, – e potrebbe sfamare, per un bel pò, il sempre maggiore crescente appetito del solito mondo rotondo, per il minerale gassoso molto volatile ma anche tanto versatile per non dire utile. Il giacimento si chiama Rukwa e sta nei pressi del lago omonimo. Al comando del progetto di estrazione c’è una compagine di ricerca anglo-norvegese chiamata – reggetevi – Elio One. Loro hanno scoperto il giacimento, assieme agli scienziati di un paio di università inglesi. Fatto ciò, presi accordi precisi ma mutevoli con le autorità locali – mutevoli per la mutevolezza del quadro politico tanzachico – la compagine anglo norvegese è diventata una ltd – limited – con un nome diverso ma nemmeno troppo – ora si chiama: Helium One Global ltd. La neo società – privata e a responsabilità limitata – ha preso casa alle isole vergini e aperto un ufficio in Uk, Londra per la precisione. Essa società nuova nel nome, ma non nel fatto, si è accattata per dirla con la Crusca, una mega licenza mineraria nel luogo di rinvenimento, per non dire scoperta, del giacimento, nell’ anno 2025, ieri. Assieme alla licenza la company ha raccolto pure la non irrisoria cifra di 10 milioni di sterline – più o meno 12 milioni di euro, qualcosa come 13 milioni e mezzo di dollari, insomma – per avviare la fase iniziale dell’estrazione del nobile gas. E cerca altri investitori, anzichenò. La notizia più importante, in fondo, come fosse un cuore caldo di cioccolato, è che a tutt’oggi, nessuna estrazione è ancora iniziata. Tutto tace. Che dire, se avete qualche spicciolo, fateci un pensierino. Ma non ditelo troppo in giro e se lo dite fatelo a voce bassa. Bye
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