E il gioco è fatto. Ma anche il gioco è bello quando dura poco. Oppure giochin giochello l’amore è bello. Quest’ultima con parecchie licenze e altre smancerie o frullati ai frutti di bosco. Del resto lo scavallamento del millennio presuppone un’attrezzatura composita e in buona parte pesante, ma con leggerezza, e brio, manco fossimo un’acqua minerale. Chissà se le agenzie di comunicazione prenderebbero in considerazione un pazzo scriteriato come me per scrivere gli head e pure line per i loro clienti? Gubito, fortemente, ma anche piano. Il piano a proposito è di aprire come al solito con la musica. Ci sarà qualcosa di stratosferico in quest’anno bimillenialico più cinque? Vediamo, direi che potrebbe essere ottimo e abbondante, e oltretutto anche in tema con l’Italia moderna ad esempio questo:
Tra l’altro se voleste vedere Juanes in concerto potreste andare a Madrid il 1 marzo oppure se siete in america, il vostro idolo a partire da metà marzo sarà in tournee in mexico. L’artista colombiano continua ad avere un’anima nera come la sua camicia ma tiene pure un sacco di aficionados e quindi prospera e carriera in giro per il mondo. Poi con il primo grammy ad un artista che canta in spagnolo, si annunciano praterie sempre più sconfinate per i musicisti latini e latindi anche. Io mi domando come sia possibile in un paese che è fatto per la maggior parte di minoranze come gli Stati Uniti essere Trump. O Fump, ma anche Zumb. Boh. Secondo me se lo chiedono in tanti. Del resto anche da noi non è che la razza abbia ancora un qualche senso specifico. Vannacci compreso o sospeso, per non dire andato. Qualunque cosa io volessi dire. Ma questa gente dove vive, mi viene da chiedermi? Tranquilli poi passa. Dunque il 2005 ha portato qualche dischetto sincero. Anche qualche dischetto bugiardo. Sembra di parlare del secolo scorso, forse anche di quello precedente, eppure proprio in quest’anno a Sanremo c’erano i bambini e facevano ooooohhhhh. Te pensa. Roba di pura archeologia. Roba che nemmeno nei miei incubi peggiori. Roba forte. Direbbe qualcuno. E pensare che l’idea era pure buona, Vabbè. Riaggancio e vi suono Madonna
A febbraio dell’anno in esame è entrato in vigore il protocollo di kyoto. Roba che era stata decisa nel 1997. Siamo lenti eh. Esso protocollo, di cui tutti almeno una volta nella vita abbiamo sentito parlare, diceva e sanciva cose buone e pure giuste ed era stato ratificato da un monte di gente. Perlopiù Paesi del globo terraqueo. Se ne parla ancora e parecchio anche adesso, solo che quello che si dice è legato alla sratifica – che per i meno abbienti significa rinuncia della ratifica, insomma dismissione dal e del trattato – il nostro caro ciuffettino a stelle e striscie si è sfilato, dileguato, raus da esso. Ma vediamo in estrema sintesi di che si tratta con la collaborazione di Wikipedia:
“Il protocollo di Kyoto è un trattato internazionale in materia ambientale riguardante il surriscaldamento globale, pubblicato l’11 dicembre 1997 nella città giapponese di Kyoto in occasione della Conferenza delle parti “COP 3” della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC). Il trattato prevede l’obbligo di operare una riduzione delle emissioni di elementi di inquinamento (diossido di carbonio e altri cinque gas serra, ovvero metano, ossido di azoto, idrofluorocarburi, perfluorocarburi ed esafluoruro di zolfo) in una misura non inferiore all’8,65% rispetto alle emissioni registrate nel 1990 – considerato come anno base – nel periodo 2008-2012. Perché il trattato potesse entrare in vigore, si richiedeva che fosse ratificato da non meno di 55 stati firmatari e che gli stati che lo avessero ratificato producessero almeno il 55% delle emissioni inquinanti; quest’ultima condizione è stata raggiunta solo nel novembre del 2004, quando anche la Russia ha perfezionato la sua adesione”.

Come si evince, e non si vergogna nemmeno di evincersi, la merica wasp sta fuori, e nonostante loro, qualcosa si è mosso e si sta muovendo. Chissà se il mondo troverà un assetto post parrucchinismo? Sarebbe auspicabile. Ma non facciamoci prendere dalla ridarella e proseguimo con l’analisi e l’obelisi ma anche l’elettrolisi del 2005. Spiccano due notizie fra le cronache del millennio doppio più cinque, una viene dall’italiche sponde e una dalle iberiche. In Italia si referenda per la procreazione assistita e si va lunghi, fuori bersaglio e senza quorum. In Spagna si legifera sul matrimonio fra persone dello stesso sesso e l’adozione di bimbi/e/a/um da parte delle coppie di medesimi, sessualmente aidentici. Tale matrimonio viene riconosciuto per legge nello stesso anno anche in Sudafrica.
Nel mondo reale le cose vanno come sempre benissimo. Nasce la pan-televisione, allora era tutta un’altra cosa, ma oggi sta proprio messa così. Ci riferiamo a YouTube che poi diventerà GoogleTv ma nel 2005 anno del lancio è ancora un’altra cosa, parecchio altra e anche nu poco cosa. Il primo video caricato di cui vi agevoliamo clip, si intitola me at the zoo e non è na strunzata sebbene duri solo qualche decina di secondi. Nel breve filmato si parla di microplastiche, un problemuzzo che, evidentemente, già in quegli anni aveva un discreto peso. Il filmato 1 dell’era youtubesca è stato visto all’incirca 382 milioni di volte, con la nostra visione saranno 382mln e xFrantiVison più nostri utenti vedenti leggenti. Il tubo è un’idea di tre ex paypallini: Chad Hurley Jawed Karim e Steve Chen. La loro idea era di mettere in giro un nuovo social basato sulla condivisione di videi/o/um/a/is di utenti per trovarsi e incontrarsi .- un tinder televisivo tipo – ma non funzionò per niente e quindi per questo hanno fatto un sacco di soldi aprendo la piattaforma alla “semplice” condivisione di video, tutti i video, senza limiti e restrizioni. Nfatti quando poi l’anno dopo google ha comprato tutto per 1,65 miliardi di dollari, molti, per non dire, tanti, account e relativi filmati o filmini sono stati epurati per non dire cancellati dai googlperai e googltennici.
Nello spazio sono successe parecchie cose nel 2005. Ad esempio abbiamo raggiunto l’asteroide Itokawa – un sassetto spaziale di quelli potenzialmente pericolosi, mica babbucce – ci siamo andati con una sonda spaziale giapponese la Hayabusa che dopo due annetti e spiccioli di viaggio è Itokawata, al secondo tentativo, ha prelevato campioni, ed è poi ritornata con successo sulla terra col suo carico spaziale. E’ stata la prima volta di una missione di raccolta e ritorno da e su un’asteroide. Dopo due anni dal disastro del Columbia riparte lo space shuttle. L’astronave si chiamava Discovery e la sua missione consisteva nel portare rifornimenti alla stazione spaziale internazionale, effettuare delle riparazioni là sopra, e consegnare un modulo speciale da aggiungere alla struttura delle stazione, il Raffaello. Nei cieli sopra la terra in quell’anno si aggirò anche la sonda deep impact – non un gran nome va detto – che era incaricata di studiare la composizione delle comete. In particolare quella lì, non ripeterò il nome neanche sotto tortura, sganciò una propria parte, o meglio, lanciò, stile proiettile, una propria parte sulla cometa Tempel1. La ragazza con la coda per fortuna non se ne ebbe a male e ci ha rivelato, tramite la sonda, la composizione interna della sua coda. Quella sonda con quel nome ha fatto anche altre cose, ma non nell’anno che esaminiamo e quindi ciccia come direbbero gli scienziati. Ma ancora, nel 2005, siamo pure arrivati su Titano, mica noccioline, anche se fossero le spagnolette di superpippo. A rivarci fuisse la sonda Huygens dopo un viaggio di 7 e dico 7 anni. Il razzetto cosmico è attitanato con successo – per i non sapienti vorremmo sottolineare che titano è una luna di saturno – e ha scattato foto che proprio nello stesso 2005 sono arrivate sane e salve a noi terricoli. Che dire, se invece di ammazzarsi, passassimo tutto il nostro tempo a esplorare? Domanda retorica cui risponderò me medesimo con un estratto dal capolavoro cinematografico dell’anno. E buona siesta o siettima a tutti!
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