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Incontri

Donne in circolo

Non era un circolo di donne, si trattava di donne in circolo intorno ad un tavolo tondo, sotto un longevo glicine, con racemi viola e foglie imparipennate. I fiori come grappoli d’uva, le foglie quasi penne mosse dalla brezza. 

Loro erano parte della mia famiglia, tutte intente in lavori al femminile contornati da poche parole, per amore del silenzio. 

Le ricordo come in una foto che cattura le loro espressioni, intente a ricamare, sferruzzare, cucire, si sente il sole estivo ma l’ombra delle robinie e della wisteria attenua il calore, si può stare fuori, non serve rifugiarsi in casa, neppure mettere creme protettive.

Le osservavo con piacere, intente ai loro mestieri, ma non facevo domande, le riservavo  per imparare ricette: maionese, aioli, burro fatto col latte appena munto, gnocchi, agnolotti, arrosti… la cucina era la mia preferita.

Quel luogo, un grande cortile affiancato ad un prato, un pozzo dall’acqua fresca, il ciliegio per tutti i bambini del paese lo sentivo potentemente mio, potevo invitare come no bambini a giocare con me.

Principalmente lì sviluppai il mio mondo della fantasia. 

Avevo a disposizione tutti gli attrezzi del nonno ed anche i suoi utensili da cuoco in pensione.

Usando un grande tritacarne presi vecchi mattoni, li frantumai per farne carne trita, aggiunsi erbe di varie specie. Un ragù era pronto, certo mangereccio solo per personaggi immaginari. Per anni solo al fuoco non mi potei avvicinare. 

Provai a fare il muratore e mi piacque molto, il cemento nacque da terra ed acqua, presi una cazzuola da muratore e rifinii a modo mio un muro esterno. Mi aspettavo una gran bella sgridata, non accadde, non ricordo chi rimediò al mio manufatto, che al momento ritenevo perfetto!

Non so se mia nonna, le zie e mia mamma vedessero anche solo con la coda dell’occhio quello che tranquillamente combinavo, loro erano concentrate sulla perfezione delle loro faccende, perché sì tutte erano molto brave. 

Serbo vestiti, copriletto, lenzuola, cardigan, non so fare nulla del genere, ma lo ammiro, distinguo una bella stoffa, un maglione in lana pregiata, un vestito con un taglio perfetto, non datemi fili di seta o lana, li compero di molteplici colori e perché sono belli e per regalarli. 

Si è avverato un salto di generazione: mia figlia cuce a mano e con la macchina da cucire, ora ha iniziato a ricamare. 

Grazie alla sua imprevedibilità nelle sere freddo d’inverno potrei cominciare a ricamare, come lei libellule!


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