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La fine di gennaio 2026 porta un’ondata eclettica di nuova musica che spazia dalla chitarra classica all’elettronica sperimentale, dal blues al synthpop. La selezione riflette un momento particolarmente fertile per il mercato musicale, con artisti affermati che presentano lavori ambiziosi e veterani che continuano a innovare.
Thibault Cauvin reinventa la chitarra classica con “Alter Ego”
Il chitarrista francese Thibault Cauvin pubblica il 30 gennaio l’album “Alter Ego” su Decca Classics, di cui “Sabbir” costituisce la traccia d’apertura. Si tratta del primo album interamente composto di brani originali nella carriera di Cauvin – una svolta significativa per un artista noto principalmente come interprete.
L’album nasce da 11 incontri in 11 paesi diversi: ogni traccia porta il nome di una persona che ha profondamente influenzato Cauvin durante i suoi viaggi globali. “Sabbir” apre la raccolta, seguita da ritratti sonori come “Moussa” (un “maestro del tempo” incontrato a Ouagadougou), “Leïla” (una donna algerina non vedente che gli ha rivelato “i segreti dell’ascolto”) e “Wong” (un tassista di Hong Kong conosciuto vent’anni fa).
La produzione è affidata a David Wrench, produttore gallese di fama mondiale (FKA Twigs, Caribou, Frank Ocean), con registrazioni effettuate agli Ocean Sound Studios in Norvegia. L’album accompagna un romanzo omonimo pubblicato da Éditions JC Lattès nel 2025 – il debutto letterario di Cauvin. Un tour “Alter Ego 2026” è previsto, con data all’Opéra Garnier di Parigi il 4 giugno.
Durata: 39 minuti e 26 secondi | Formato: CD, vinile nero
James Blake esplora territori gelidi con “Death of Love”
“Death of Love” è il singolo principale dal settimo album di James Blake, “Trying Times”, in uscita il 13 marzo 2026 su Good Boy Records – la prima uscita indipendente dopo la separazione da Republic Records nel 2024.
Il brano segna un ritorno alle sonorità del primo James Blake, abbandonando le influenze club di “Playing Robots Into Heaven” (2023). The Fader descrive una palette sonora “gelida” che richiama “James Blake” (2011) e “Overgrown” (2013): falsetti tentennanti che “tremolano e ondeggiano sopra una macchia di bassi e synth pad sfumati”. Il pezzo include un sample di “You Want It Darker” di Leonard Cohen e le voci del London Welsh Male Voice Choir.
Il ritornello centrale – “I think we might be walking to the death of love” – stabilisce il territorio emotivo dell’album: una riflessione sulla “fragilità dello spazio tra intimità e isolamento” sullo sfondo dell’incertezza globale. The Fader loda la strumentazione ma critica alcuni testi come “anemici” rispetto alla produzione, pur apprezzando versi come “Sometimes we come back empty handed / Like bees from plastic flowers”.
Collaboratori su “Trying Times”: Dave (rapper UK), Monica Martin
Bitchin Bajas offre 16 minuti di jazz psichedelico con “Ajami”
Il trio di Chicago Bitchin Bajas pubblica “Ajami” come traccia principale dell’EP “Isle Peaks”, esclusiva Qobuz del 29 gennaio su Drag City. Si tratta di una composizione di 16 minuti e 3 secondi – un’esplorazione longform che rappresenta il cuore pulsante di questa release di 26 minuti complessivi.
Jeff Laughlin di Qobuz Magazine descrive “Ajami” come un brano che inizia con “splendide texture di kalimba” per poi esplodere in una “bonanza totale” attorno al minuto 8:30, con la seconda metà che “bolle in un free-for-all elettronico selvaggio prima di dissolversi in oscillazioni”. Il materiale deriva dalle sessioni di “Inland See” (settembre 2025), successivamente rielaborato con “modifiche e aggiustamenti” casalinghi.
Personnel: Cooper Crain (sintetizzatori, ingegneria, composizione), Rob Frye (flauto), Dan Quinlivan (tastiere). Mastering di Mikey Young. La strumentazione include kalimba campionata, registrazioni ambientali, autoharp e EWI (Electronic Wind Instrument). Il brano era precedentemente disponibile solo su un vinile 12” esclusivo per il tour intitolato “Live! Grout?”.
Beck compila rarità e cover in un mini-album per San Valentino
“Everybody’s Gotta Learn Sometime” non è un singolo ma un mini-album di 8 tracce pubblicato digitalmente il 29 gennaio e in vinile rosso opaco il 13 febbraio via Fonograf/Capitol Records – tempistica strategica per San Valentino.
La raccolta include la cover dei Korgis che dà il titolo (dalla colonna sonora di “Eternal Sunshine of the Spotless Mind”, 2004), insieme a reinterpretazioni di Elvis Presley, The Flamingos, Hank Williams, John Lennon e Daniel Johnston. Due tracce sono inediti mai pubblicati: “Your Cheatin’ Heart” (Hank Williams) e “True Love Will Find You In The End” (Daniel Johnston).
Eric Alper descrive la collezione come evidenza del “duraturo talento di Beck per la reinterpretazione e la misura”, con “Ramona” (da “Scott Pilgrim vs. The World”) che ancora l’insieme con “emozione sottile”. Il progetto si collega ai recenti concerti orchestrali di Beck (2024-2025), dove la title track è diventata un punto fermo. Beck ha rivelato di star lavorando a un album orchestrale separato da un eventuale seguito di “Hyperspace” (2019).
Gramatik e Stehreo continuano la partnership con “Crossroads City”
Il produttore sloveno Gramatik (Denis Jašarević) e il collaboratore di Philadelphia Stehreo (Adam Stehr) pubblicano “Crossroads City” su Lowtemp Records, l’etichetta fondata da Gramatik nel 2013.
Questa uscita consolida una partnership creativa già documentata da brani come “You Won’t Regret It” e “Dante’s Paradiso” (2024), oltre a “Nowhere” con Tom Felton (2025). Lo stile di Gramatik – una fusione di hip-hop, soul, funk, elettronica, dubstep e trip hop – incontra l’approccio analogico di Stehreo, radicato nelle prime forme della musica americana.
Stehreo, musicista che ha viaggiato il mondo eseguendo folk, rock, blues ed EDM, scrive, registra, mixa e produce interamente da solo i propri brani. Il suo obiettivo dichiarato: “semplicemente influenzare le persone… aiutare qualcuno a superare la giornata o anche solo a sorridere per un momento”. La copertura stampa specifica per questa uscita rimane limitata al momento della ricerca.
Jacob Banks prosegue l’antologia “Yonder” con “Love Like This”
Il cantante britannico-nigeriano Jacob Banks pubblica “Love Like This” su Nobody Records (la sua etichetta indipendente dal 2022), presumibilmente attorno al 20 gennaio come parte dell’universo “Yonder” – un’ambiziosa antologia in tre volumi descritta come “una lettera d’amore al suo patrimonio africano”.
JazzSoul.pl descrive il brano come fedele allo stile caratteristico di Banks: una fusione di R&B, sonorità soul e profondità emotiva. Il singolo rappresenta “il passo successivo nell’evoluzione creativa dell’artista”, dimostrando la sua capacità di costruire paesaggi musicali potenti sia nelle texture sonore che nella narrazione.
Banks – voce baritonale potente spesso descritta come “imponente” e “tonante” – sta promuovendo il progetto con lo Yonder Tour 2026 (20 gennaio-1 febbraio, Nord America). La sua carriera include collaborazioni con Chase & Status (“Alive”, UK #21), l’album di debutto “Village” (2018, prodotto da Paul Epworth e Malay) e “Lies About The War” (2022), influenzato dal gospel di Sister Rosetta Tharpe e Sam Cooke.
Eric Bibb distilla gioia funk in “This One Don’t”
A 73 anni, il bluesman americano Eric Bibb pubblica quello che le recensioni descrivono come il brano “più funky” della sua carriera. “This One Don’t” è il singolo principale dall’album “One Mississippi” (30 gennaio, Repute Records), un disco di 14 tracce con 13 originali.
Il brano presenta una struttura basata su un singolo accordo con armonica melodica (Greger Andersson), vamps di slide elettrica (Robbie McIntosh, collaboratore di Paul McCartney e The Pretenders) e il caldo baritono di Bibb. La produzione del plurinominato ai Grammy Glen Scott aggiunge batteria, percussioni, basso, Hammond, chitarre elettriche e clavinet.
Paris-Move/Blues Actu celebra: “A 73 anni, riesce ancora a reinventare uno stile… raggiunge un altro livello e tocca il sublime”. Rock and Blues Muse lo definisce “un moderno griot” con “una voce baritonale incomparabile; il suo suono è senza tempo”. Bayou Blue Radio suggerisce che “se c’è un album blues da tenere d’occhio nel 2026, potrebbe essere questo”.
L’ispirazione? Una serata al Blues Fever Festival di Vienna: “Ho suonato davanti a un pubblico groovy che ama ballare il Blues”. Come disse Alice Walker: “I tempi difficili richiedono una danza furiosa”.
Jon Bellion debutta nel modello fan-owned con “Two Car Garage”
Jon Bellion ritorna il 30 gennaio con “Two Car Garage” featuring Swae Lee, distribuito via Roc Nation come parte di FANDOM – un progetto pioneristico di Musicow che permette ai fan di possedere equity in release musicali esclusive.
Il brano esplora temi di rifugio emotivo e vulnerabilità: “I got a new two-car garage / And I got plenty of space inside my heart” – la metafora del garage rappresenta lo spazio nel cuore per accogliere chi ha bisogno di riparo. Riferimenti a “Queensbridge pigeons” (il progetto abitativo di New York) e versi come “You’ve been running but you want somewhere to stay” costruiscono un’atmosfera di offerta di protezione.
Bellion – noto per autoprodurre interamente i propri progetti con un approccio che fonde pop, hip-hop, R&B, alternative e rock – ha costruito una carriera come hitmaker (Eminem & Rihanna, Justin Bieber, BTS) oltre ai suoi album “The Human Condition” (2016, #5 Billboard 200) e “Glory Sound Prep” (2018). Questa release segna un ritorno alla sua musica solista dopo un periodo focalizzato sulla produzione per altri artisti.
David Walters celebra l’amore fraterno in “Ti Love”
Il musicista franco-caraibico David Walters pubblica “Ti Love” il 30 gennaio su Heavenly Sweetness. Il titolo significa “amore fraterno” in creolo – tema centrale di un album di 11 tracce che fonde afro-funk, afro-disco, shatta, reggae e afro-rock.
L’album onora la madre scomparsa di Walters (parti scritte nel villaggio martinicano dove ha sparso le sue ceneri) e relazioni passate. Registrato in parte durante due residenze a Fort-de-France, Martinica, presso il Manoir des Artistes, il disco è stato sviluppato con la direzione artistica di Guts attraverso un processo di scrittura triennale.
Collaboratori chiave: Neeweed (produttore 25enne), Bluestaeb (disco-funk su “Mr Maraboo”), Keziah Jones (chitarrista nigeriano su “Kité Koulé”), Blundetto (reggae su “Voodoo Love” e closer “Bon Voyage”), Fatoumata Diawara (voci sulla sequenza finale), Philo (narratore martinicano e chiamatore di bèlè). Il singolo “Kité Koulé” è già in playlist su France Inter e FIP.fr. Tour europeo previsto per primavera 2026.
The Cure rende finalmente disponibile il mix del 1986 di “Boys Don’t Cry”
Per celebrare UN MILIARDO di stream su Spotify – la prima traccia dei Cure a raggiungere questo traguardo – Fiction Records pubblica il 30 gennaio il “Boys Don’t Cry (86 Mix / 2026 Remaster)”, rendendo per la prima volta disponibile digitalmente una versione che per 40 anni è esistita solo su vinile.
La versione “New Voice – New Mix” del 1986 fu creata per promuovere la compilation “Standing on a Beach”, ma quella raccolta incluse la registrazione originale del 1979. Robert Smith spiega: “L’ho ricantata nel 1986 perché pensavo di poter fare di più con la canzone – sentivo che stavo migliorando come cantante… sapevo di poter ottenere più tono ed emozione nella rielaborazione”.
Il remaster di Matt Colton include anche rarità come “Plastic Passion (79 Mix)”, “Pillbox Tales (86 Mix)” e “Do The Hansa (86 Mix)”. L’uscita fisica (12”, 7”, CD) è prevista per il 21 aprile. Il singolo arriva durante un periodo di intensa attività per la band: “Songs of a Lost World” (novembre 2024, primo #1 UK dal 1992), l’album remix “Mixes of a Lost World” (giugno 2025), e 13 nuove canzoni registrate per un follow-up “virtualmente finito”.

La Nostra Playlist della Settimana
| Artista | Titolo | Formato | Etichetta | Genere principale |
|---|---|---|---|---|
| Thibault Cauvin | Alter Ego | Album (11 tracce) | Decca Classics | Chitarra classica contemporanea |
| James Blake | Death of Love | Singolo | Good Boy Records | Elettronica/Art Pop |
| Bitchin Bajas | Isle Peaks | EP (2 tracce) | Drag City | Ambient/Jazz psichedelico |
| Beck | Everybody’s Gotta Learn Sometime | Mini-album (8 tracce) | Fonograf/Capitol | Cover/Rarità |
| Gramatik & Stehreo | Crossroads City | Singolo | Lowtemp | Electro-soul |
| Jacob Banks | Love Like This | Singolo | Nobody Records | R&B/Soul |
| Eric Bibb | One Mississippi | Album (14 tracce) | Repute Records | Blues/Folk/Americana |
| Jon Bellion ft. Swae Lee | Two Car Garage | Singolo | Roc Nation/Musicow | Pop/Hip-Hop |
| David Walters | Ti Love | Album (11 tracce) | Heavenly Sweetness | Afro-funk/World |
| The Cure | Boys Don’t Cry (86 Mix) | Singolo remaster | Fiction Records | Post-punk/New Wave |
Osservazioni trasversali
Questa settimana evidenzia una tendenza significativa verso l’indipendenza artistica: James Blake con Good Boy Records, Jacob Banks con Nobody Records, e Jon Bellion che sperimenta modelli di proprietà condivisa tramite FANDOM. Parallelamente, veterani come Eric Bibb (34+ album) e Thibault Cauvin continuano a reinventarsi – il primo con il brano “più funky” della carriera, il secondo con il debutto compositivo.
La riscoperta del catalogo rimane centrale: Beck compila rarità sparse, The Cure sblocca 40 anni di archivio vinilico, mentre Bitchin Bajas ripesca sessioni dell’album precedente per nuove configurazioni. Il mercato premia sia l’innovazione formale che la curatela attenta del passato.

La Playlist della Critica
Navigare nel Paesaggio Sonoro di Fine Gennaio 2026
articolo alternativo di Claudio Martibot
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L’ultima settimana di gennaio ci consegna un panorama musicale tanto ricco quanto frammentato. Quella che segue non è una classifica basata su metriche di mercato, ma una selezione ragionata delle dieci uscite discografiche più interessanti e significative del momento. Ogni album è stato scelto per la sua capacità di incarnare una tendenza, innovare un genere o raggiungere un raro consenso critico, componendo così un mosaico dello stato attuale della musica.
Questa settimana ha messo in luce macro-tendenze evidenti, prima fra tutte una netta divergenza tra le scene critiche britanniche, saldamente ancorate al post-punk e alle sue evoluzioni, e quelle indipendenti americane, più inclini a celebrare il rock alternativo e l’hip-hop sperimentale. In questo scenario, le pubblicazioni specializzate come Bandcamp Daily e Resident Advisor si confermano bussole indispensabili per orientarsi verso le correnti più innovative, spesso invisibili ai radar generalisti.
Considerate questa lista come una guida essenziale: un percorso d’ascolto per decifrare la musica più rilevante e audace che definisce il nostro presente.
I 10 Album Più apprezzati
1. Dry Cleaning – “Secret Love”
Con il loro terzo album, i Dry Cleaning si affermano come la release più trasversale e acclamata della settimana, un raro punto di convergenza per la critica internazionale. La produzione di Cate Le Bon leviga le asperità del loro sound, portando una coesione inedita e spingendo la band oltre i confini del post-punk. L’elemento chiave è l’evoluzione vocale di Florence Shaw, che alterna con maestria il suo caratteristico spoken word a ritornelli pienamente cantati, aggiungendo una nuova dimensione drammatica. L’album, premiato come “Music of the Month” da The Quietus e valutato con un solido 7.9/10 da Pitchfork, rappresenta una maturazione definitiva.
“operino in modo più intuitivo e integrato, investendo le canzoni con segnali drammatici pronunciati e ritornelli cantati.”
— Pitchfork
2. Joyce Manor – “I Used To Go To This Bar”
In un’epoca in cui il pop-punk sembra un ricordo sbiadito, i Joyce Manor compiono un’inaspettata e riuscitissima reinvenzione, conquistando il titolo di “Album of the Week” per Stereogum. Sotto la guida del produttore Brett Gurewitz (Bad Religion), la band californiana abbandona la velocità degli esordi per abbracciare una svolta jangle-pop chiaramente influenzata dagli Smiths. È un’operazione coraggiosa che dimostra come un genere dato per spacciato possa ancora generare entusiasmo e rilevanza critica.
“Nel 2026 il pop-punk non è mai sembrato più datato, eppure Joyce Manor ci si buttano. In qualche modo, funziona.”
— Stereogum
3. Sleaford Mods – “The Demise Of Planet X”
Gli Sleaford Mods continuano la loro traiettoria di espansione sonora, allontanandosi dal minimalismo electro-punk che li ha resi celebri. In questo nuovo lavoro, la produzione di Andrew Fearn si arricchisce di elementi inattesi come gli archi classici, mentre i testi di Jason Williamson esplorano territori inesplorati. Le ambiziose collaborazioni con Gwendoline Christie e Aldous Harding sono il sigillo su un album che mostra una band in piena evoluzione, capace di mantenere la propria urgenza espressiva pur esplorando nuove profondità emotive.
L’album rivela “una nuova vulnerabilità”, in particolare nel brano “Gina Was”, che affronta un incidente d’infanzia con una sensibilità inedita per la band.
— The Guardian
4. PVA – “No More Like This”
Il trio londinese PVA abbandona il “cavernous dancefloor throb” del loro debutto per orchestrare una trasformazione radicale. “No More Like This” è un’esperienza sonora più introspettiva e cinematografica, un viaggio notturno che fonde pop, ambient e techno in un amalgama oscuro e affascinante. L’album si inserisce nella tendenza delle band post-punk a esplorare paesaggi sonori ambient, ma lo fa con una personalità unica e magnetica, come catturato dalla descrizione evocativa di Bandcamp.
“Dry Cleaning che collabora con Massive Attack via Trent Reznor.”
— Bandcamp
5. By Storm – “My Ghosts Go Ghost”
Questo album porta con sé un peso emotivo e contestuale enorme. “My Ghosts Go Ghost” è il primo progetto di Parker Corey e RiTchie dopo la tragica scomparsa di Stepa J. Groggs, loro compagno negli Injury Reserve. L’album non è una semplice continuazione, ma un reset emotivo e formale che affronta di petto il tema del lutto e della sconfitta, creando un’opera potente che risuona con dolorosa onestà.
“Dove Injury Reserve faceva canzoni sul superare sfide insormontabili, By Storm ha creato un album sul vivere con il fallimento nel farlo.”
— Paste Magazine
6. Shackleton – “Euphoria Bound”
Nel campo dell’elettronica sperimentale, poche figure riescono a mantenere una visione così singolare e intransigente come Shackleton. “Euphoria Bound” si impone come uno dei vertici della produzione settimanale, non per la sua accessibilità, ma per la sua complessità. È un’opera che riafferma la sua capacità unica di destrutturare e ricostruire la dance music, sfidando le convenzioni ritmiche per creare paesaggi sonori intricati e psichedelici. Un ascolto impegnativo ma profondamente gratificante, che spinge i confini del genere.
“uno dei suoi dischi più mind-melting della memoria recente”
— Resident Advisor
7. Grupo Um – “Nineteen Seventy Seven”
Questa non è una novità, ma una riscoperta storica e culturale di importanza capitale. La ristampa di questo classico brasiliano del 1977, insignito del titolo di “Editors’ Choice” da AllMusic, ci riporta a un periodo di fervore creativo e oppressione politica. Nato durante la dittatura militare, l’album è una fusione avanguardistica di jazz brasiliano, samba e afrobeat, un’opera che usa la sperimentazione sonora come strumento di resistenza, meritandosi la definizione di “geniale opera di protesta”.
8. Beatrice M. – “Midnight Swim”
Il 2026 si sta rivelando un anno cruciale per la rinascita del dubstep britannico, e “Midnight Swim” ne è uno dei segnali più chiari. L’EP di Beatrice M. è stato accolto con entusiasmo da Resident Advisor, che ne ha salutato l’uscita come l’ennesima prova del suo status di artista da tenere d’occhio. Il suo sound rispetta le radici del genere, ma lo spinge verso il futuro con un’energia e una raffinatezza che la distinguono nettamente.
“un’altra hit dalla migliore speranza francese per un grande del dubstep moderno.”
— Resident Advisor
9. Toni Geitani – “Wahj”
Grazie alla copertura globale di Bandcamp, emergono gemme come “Wahj” dell’artista libanese Toni Geitani, un esempio della musica più audace della settimana. L’album è un’impressionante fusione di elettronica araba sperimentale, gothic ambient e classica contemporanea, ancorato al difficile contesto socio-politico di Libano e Palestina. È un’opera che dimostra come la musica possa dare voce a realtà complesse e urgenti.
L’album affronta il “crollo socio-politico” di Libano e Palestina, trasformandolo in una forma d’arte potente e necessaria.
— Bandcamp Daily
10. Hot Face – “Automated Response”
A chiudere la nostra selezione è un debutto che cattura tutta l’urgenza e la vitalità della scena underground londinese legata al locale Windmill. L’energia grezza di “Automated Response” è testimoniata dalle circostanze uniche della sua creazione: registrato in un solo giorno presso gli Abbey Road Studios, in sole tre take, sotto la supervisione del produttore-guru Dan Carey. Il risultato è un suono immediato, istintivo e senza filtri, la fotografia di una band catturata nel suo momento di massima potenza espressiva.

Analisi dei Trend
Al di là dei singoli album, le uscite di questa settimana rivelano schemi più ampi che definiscono il modo in cui la musica viene prodotta, discussa e consumata nel 2026. L’analisi di queste tendenze offre una visione più profonda del nostro attuale paesaggio culturale.
- La Frattura Atlantica: È emersa una chiara divisione nelle preferenze critiche. Le testate britanniche mainstream (NME, The Guardian) hanno consolidato il loro supporto per il post-punk anglofono, celebrando artisti come Dry Cleaning e Sleaford Mods. Al contrario, le testate indie americane (Stereogum, Paste) hanno privilegiato il rock alternativo nord-americano, con Joyce Manor a dominare il dibattito, e l’hip-hop sperimentale di By Storm.
- Il Potere delle Nicchie: Mai come oggi le piattaforme specializzate sono state così essenziali per la scoperta musicale. Resident Advisor ha ignorato completamente il rock per concentrarsi sull’innovazione elettronica, documentando una vera e propria rinascita del dubstep. Bandcamp Daily si è confermato il portale più avventuroso, offrendo una copertura geograficamente diversificata che spazia dal Libano (Toni Geitani) al Brasile (Grupo Um). In definitiva, queste piattaforme non si limitano a recensire musica, ma costruiscono attivamente canoni alternativi, dimostrando che il mainstream non detiene più il monopolio sulla rilevanza culturale.
- L’asticella della Critica: Un dato significativo è l’assenza di un “Best New Music” su Pitchfork per tutta la settimana. L’album con il punteggio più alto, “Secret Love” di Dry Cleaning con 7.9, si è fermato appena sotto la soglia dell’8.0, tipicamente richiesta per l’ambito riconoscimento. Questo potrebbe indicare una soglia per l’eccellenza sempre più alta, ma è più probabile che rifletta un periodo di assestamento per la testata, all’indomani del suo passaggio a un modello ad abbonamento il 20 gennaio.
Questa analisi rivela un ecosistema musicale sano e diversificato, ma che richiede all’ascoltatore un ruolo più attivo per essere compreso appieno.
Un Consenso Frammentato
In sintesi, la lezione di questa settimana musicale è duplice. Da un lato, abbiamo un consenso critico mainstream che, pur con le sue divisioni geografiche, converge sulla solidità e la maturità di un progetto come quello dei Dry Cleaning. Dall’altro, registriamo l’entusiasmo più viscerale della scena indie per la capacità dei Joyce Manor di reinventare un genere dato per morto, dimostrando che la nostalgia, se maneggiata con intelligenza critica, si rivela non una trappola, ma un trampolino di lancio.
La vera lezione, tuttavia, è l’importanza di un ascolto diversificato. Mentre i nomi più noti si contendono i riflettori, l’innovazione più profonda e sorprendente si trova spesso lontano da essi, nelle nicchie e nelle scene geograficamente distanti documentate dalle voci critiche più specializzate e curiose. È lì che, oggi più che mai, si nasconde il futuro della musica.
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