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Nel panorama mediatico del 2025, dominato da narrazioni sempre più uniformi, emerge una galassia di intellettuali, giornalisti e attivisti che offrono analisi radicalmente alternative. Questa mappatura identifica le figure che hanno fornito strumenti critici per decifrare le trasformazioni in corso — dal tecnofeudalismo alla crisi ecologica, dalle guerre ai nuovi autoritarismi. Sono voci che operano fuori dai circuiti istituzionali, spesso contrastate, censurate o marginalizzate, ma capaci di costruire comunità di pensiero resistente.

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Il panorama italiano: tra nuove piattaforme e resistenza intellettuale

L’Italia del 2025 presenta un ecosistema controculturale in fermento, caratterizzato da figure che sfidano le narrazioni dominanti con approcci diversificati — dal giornalismo investigativo alla teoria critica.

Ugo Mattei rimane uno degli intellettuali più significativi della scena italiana. Giurista, teorico dei beni comuni, professore all’Università di Torino e alla UC California, nel 2025 ha intensificato la sua attività controculturale entrando nel CdA di Media Pluralisti Europei (la società che gestisce Byoblu). In un’intervista di settembre 2025 ha dichiarato: “Siamo nel momento più violento che mi sia mai capitato di vivere”,  denunciando la mancata protezione del dissenso da parte dello Stato. La sua tesi centrale — che la contrapposizione destra-sinistra sia superata da quella tra “beni comuni e capitale”  — continua a offrire una cornice interpretativa apprezzata nei circuiti alternativi.

Angelo D’Orsi, storico e professore emerito di Storia del pensiero politico, si è distinto nel 2025 per la sua resistenza alle pressioni censorie. Definito “l’uomo più censurato d’Italia”, ha continuato le sue conferenze universitarie nonostante i tentativi di boicottaggio — a dicembre 2025 è intervenuto alla Federico II di Napoli con Alessandro Di Battista. La sua analisi del conflitto israelo-palestinese e la critica al governo lo hanno reso un punto di riferimento per chi cerca prospettive non allineate.

Sul versante del giornalismo indipendente, L’Antidiplomatico ha consolidato la sua posizione come voce della prospettiva multipolare. La redazione — con Fabrizio Verde (direttore), Giorgio Cremaschi, Loretta Napoleoni, Fabrizio Poggi — ha offerto copertura alternativa sulla crisi russo-ucraina e sulla deglobalizzazione. La testata, membro della Belt and Road News network, è stata oggetto di segnalazioni da parte di fact-checker e NewsGuard, che paradossalmente ne hanno amplificato la notorietà negli ambienti critici.

L’Indipendente, fondato da Matteo Gracis e diretto da Andrea Legni, rappresenta un modello virtuoso di giornalismo senza pubblicità né contributi pubblici — finanziato esclusivamente dagli abbonamenti. Nel 2025 ha pubblicato inchieste sulla censura di YouTube ai media alternativi, documenti sulle stragi di mafia e critiche al riarmo europeo.

Valigia Blu e IrpiMedia incarnano invece il rigore investigativo: la prima specializzata in fact-checking e analisi critica dei media, la seconda (membro della rete OCCRP) focalizzata su corruzione, criminalità organizzata e illeciti ambientali con inchieste di lungo respiro. 

Carmilla On Line, storico blog dedicato a “letteratura, immaginario e cultura d’opposizione”, ha continuato nel 2025 la sua attività non-profit con articoli sul Decreto sicurezza e riflessioni sull’immaginario dominante.

Una figura più divisiva è Claudio Messora con Byoblu. Nel 2025 ha trasformato la piattaforma in società benefit con 3.200 soci azionisti,  resistendo alle richieste di oscuramento dopo l’ospitata del conduttore russo Soloviev — rispondendo con una lettera firmata da 50.000 cittadini. 

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Filosofia e teoria critica: i pensatori che interpretano la metamorfosi


Il 2025 ha visto un’intensa produzione teorica da parte di filosofi che offrono strumenti per comprendere le trasformazioni del capitalismo contemporaneo.

Byung-Chul Han ha vissuto un anno di straordinario riconoscimento. A maggio 2025 ha ricevuto il Premio Principessa delle Asturie per la Comunicazione e le Scienze Umane, con la motivazione di aver interpretato con brillantezza “le sfide della società tecnologica”.  Ha pubblicato due opere significative: On God (ottobre 2025), un’esplorazione esplicita della spiritualità attraverso Simone Weil, e l’edizione inglese di Vita Contemplativa: In Praise of Inactivity, critica radicale della società della prestazione neoliberale che propone la contemplazione come forma di resistenza.  Il filosofo coreano-tedesco, noto per rifiutare quasi tutte le interviste e mantenere un’aura di mistero,  continua a essere particolarmente influente in Spagna, America Latina e negli ambienti artistici europei.

Slavoj Žižek ha pubblicato a novembre 2025 Quantum History: A New Materialist Philosophy, combinando dialettica hegeliana, psicoanalisi lacaniana e meccanica quantistica per ripensare storia e politica. Le sue conferenze sold-out — a Nova Gorica per la Capitale Europea della Cultura, all’Università di Pennsylvania, a Los Angeles — confermano il suo status di “filosofo più pericoloso dell’Occidente”.  Il suo auto-definirsi “marxista moderatamente conservatore”  e l’uso provocatorio di riferimenti pop continuano ad attrarre giovani studenti e attivisti.

Giorgio Agamben, nonostante le controversie legate alle sue posizioni sul COVID, mantiene rilevanza nel 2025 con Self-Portrait in the Studio (traduzione inglese) e un saggio sul New York Review of Books (dicembre 2025) intitolato “The Apolitical Life”.  I suoi concetti — lo “stato d’eccezione” come nuova normalità, l’homo sacer, la biopolitica — rimangono strumenti analitici fondamentali per comprendere le derive autoritarie contemporanee. 

Nancy Fraser, dalla New School di New York, ha continuato nel 2025 la sua elaborazione sul “capitalismo cannibale” con lezioni a Boston e interviste per Verso Books. La sua analisi delle “lotte di confine” — tra economia e politica, produzione e riproduzione sociale, umano e non-umano — offre una cornice teorica per collegare crisi ecologica, sociale e politica.  La controversia del 2024, quando l’Università di Colonia ha ritirato un invito dopo che aveva firmato la lettera “Philosophy for Palestine” (da lei definita “McCarthismo filosemita”), l’ha resa ancora più apprezzata nei circuiti controculturali. 

Franco “Bifo” Berardi rimane una figura di riferimento per la critica del capitalismo digitale. Il filosofo bolognese, teorico del semiocapitalismo e della “psico-deflazione”, continua a scrivere e intervenire su impotenza politica, “Silicon Valley globale” e necro-capitalismo. La sua decisione di dimettersi da DiEM25 dichiarando “Non sono più europeo… Auschwitz è sulle spiagge del Mediterraneo” sintetizza la sua radicalità.

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Degrowth e critica dell’economia politica: nuovi paradigmi emergenti

Jason Hickel ha consolidato nel 2025 la sua posizione come voce principale del movimento degrowth. Professore all’Università Autonoma di Barcellona, ha pubblicato numerosi articoli accademici  (su The Lancet Planetary Health, New Political Economy, Ecological Economics), curato il Routledge Handbook of Degrowth, e tenuto conferenze chiave a Sheffield e Bergen. In un’intervista di agosto 2025 ha definito il degrowth “una porta d’ingresso al pensiero socialista per il XXI secolo”,  collegando colonialismo, capitalismo e crisi ecologica in un’unica analisi.

Kohei Saito, professore all’Università di Tokyo,  continua a influenzare il dibattito con la sua tesi del “comunismo della decrescita” derivata dai quaderni ecologici di Marx. Il suo Slow Down: The Degrowth Manifesto (traduzione inglese del bestseller giapponese che ha venduto 500.000 copie) ha reso Marx rilevante per la crisi climatica.  Jason Hickel l’ha definito “un capolavoro… il segreto per la transizione post-capitalista”. 

Yanis Varoufakis ha proseguito nel 2025 la promozione della sua tesi sul “tecnofeudalismo” — l’idea che il capitalismo sia morto, sostituito da un sistema in cui i giganti tech estraggono “rendita cloud” trasformandoci in “servi del cloud”.  A febbraio 2025 ha pubblicato su Project Syndicate l’articolo “Technofeudalism Is War’s Handmaiden”, collegando dominio tecnologico e guerre. Come Segretario Generale di DiEM25,  continua a offrire una piattaforma paneuropea per la democratizzazione dell’economia. 

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Critica della tecnologia e del capitalismo della sorveglianza

Il 2025 ha visto un’intensificazione del dibattito critico sulle tecnologie digitali, con nuove pubblicazioni e riconoscimenti.

Cory Doctorow ha avuto un anno di particolare visibilità.  A ottobre 2025 ha pubblicato Enshittification: Why Everything Suddenly Got Worse and What to Do About It,  libro che ha reso mainstream il suo concetto di “enshittification” — il processo in quattro fasi attraverso cui le piattaforme digitali decadono: prima eccellenti per gli utenti, poi per i fornitori, infine solo per gli azionisti, fino al collasso.  È apparso su Democracy Now!, Harvard Business Review e The Daily Show, annunciando il prossimo libro The Reverse Centaur’s Guide to Life After AI (giugno 2026). La sua analisi: “L’IA non può fare il tuo lavoro, ma un venditore di IA può convincere il tuo capo a licenziarti e sostituirti con un’IA che non sa fare il tuo lavoro”. 

Shoshana Zuboff ha partecipato a ottobre 2025 al panel di Harvard “Surveillance Capitalism, Power, and Our Democratic Future”.  La sua analisi rimane fondamentale: nel 2004 il 51% della popolazione mondiale viveva in democrazie, nel 2024 solo il 28% — e lei argomenta che questa erosione è causalmente connessa al capitalismo della sorveglianza. Chiede non regolamentazione ma abolizione dei meccanismi fondamentali di estrazione dei dati.  

Evgeny Morozov, intellettuale bielorusso-americano, ha pubblicato ad agosto 2025 su Le Monde Diplomatique una critica della tesi del tecnofeudalismo, argomentando che i giganti tech continuano a comportarsi come imprese capitaliste classiche — come dimostrerebbero i 320 miliardi di dollari di investimenti infrastrutturali IA pianificati nel 2025 da Meta, Microsoft, Alphabet e Amazon.  Il suo scetticismo contrarian sfida sia gli utopisti che alcuni critici della tecnologia. 

Timnit Gebru continua a guidare il DAIR (Distributed AI Research Institute), l’istituto di ricerca etica sull’IA fondato dopo il suo licenziamento da Google.  Nel 2025 ha promosso un manifesto con sette principi guida per la ricerca sull’IA,  denunciando lo sfruttamento degli annotatori di dati (spesso rifugiati pagati 1,50 dollari l’ora)  e sostenendo il movimento “slow AI”.

Sarah Wynn-Williams, ex direttrice delle policy globali di Facebook/Meta, è emersa come whistleblower con il bestseller Careless People (marzo 2025, #1 New York Times). Ha testimoniato davanti al Senato USA rivelando che Meta ha costruito strumenti di censura per il Partito Comunista Cinese  e ha targetizzato adolescenti con pubblicità quando gli algoritmi rilevavano stati emotivi di “inutilità, impotenza o fallimento”. 

Edward Snowden rimane attivo: a giugno 2025 è intervenuto al SuperAI Summit sull’impatto dell’IA sulla sorveglianza, avvertendo che i dati raccolti per decenni stanno ora diventando “dati di addestramento” per sistemi che saranno usati “per spingere, segnalare, avvertire, eventualmente far rispettare la deviazione dai comportamenti desiderati dall’individuo verso quelli desiderati dal sistema”. 

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Giornalismo indipendente e controinformazione internazionale

Il 2025 ha visto una significativa frammentazione del panorama mediatico, con giornalisti che lasciano le testate tradizionali per piattaforme indipendenti. 

Owen Jones ha vinto l’Amnesty International UK Media Award per i suoi “instancabili sforzi nel denunciare le ingiustizie, specialmente riguardo la devastante crisi in corso a Gaza”. Ha pubblicato per Drop Site News l’inchiesta “The BBC’s Civil War Over Gaza” che ha esposto presunte censure interne alla BBC — inchiesta per cui è ora citato in giudizio per diffamazione dal direttore mediorientale della BBC Raffi Berg. Con oltre 809.000 iscritti su YouTube, rappresenta una delle voci più seguite della sinistra britannica indipendente.

Novara Media (UK), con Aaron Bastani, Ash Sarkar e Michael Walker, è stata nominata per gli Amnesty International UK Media Awards. Il canale YouTube ha superato 740.000 iscritti e 240 milioni di visualizzazioni totali.  Ash Sarkar, nota per il momento virale in cui dichiarò “I’m literally a communist” (6 milioni di visualizzazioni),  continua a rappresentare una voce critica accessibile.

Drop Site News, fondata a luglio 2024 da Jeremy Scahill e Ryan Grim dopo la loro uscita da The Intercept,  si è affermata come outlet investigativo di riferimento. Nel 2025 Scahill ha condotto rare interviste approfondite con dirigenti di Hamas, incluso Osama Hamdan.  L’outlet ha ricevuto una sovvenzione di 250.000 dollari dalla Open Society Foundations. 

Chris Hedges, premio Pulitzer,  continua la sua attività su ScheerPost e il podcast “The Chris Hedges Report”. Nel 2025 ha pubblicato A Genocide Foretold: Reporting on Survival and Resistance in Occupied Palestine  e ha tenuto un tour in Australia dove la sua conferenza al National Press Club è stata cancellata — episodio che ha alimentato il dibattito sulla libertà di stampa.

The Grayzone, diretto da Max Blumenthal,  ha mantenuto la sua posizione controversa con copertura alternativa su Gaza, Venezuela e Siria. A gennaio 2025 Blumenthal ha confrontato direttamente il Segretario di Stato Blinken sulla politica a Gaza durante la conferenza stampa finale.  La testata, accusata da critici di simpatie filo-russe, è difesa dai sostenitori come voce anti-imperialista. 

Edwy Plenel e Mediapart (Francia) hanno proseguito il loro modello di giornalismo investigativo indipendente,  con oltre un milione di follower su Twitter.  Plenel, ex caporedattore di Le Monde,  ha pubblicato un’analisi della guerra mediatica su Gaza e sostenuto il Nouveau Front Populaire.

Ken Klippenstein, ex Intercept ora su Substack indipendente,  si è distinto per la pubblicazione di documenti che i media mainstream rifiutano — inclusi presunti manifesti di assassini (Luigi Mangione, l’attentatore di diplomatici israeliani). L’FBI l’ha visitato dopo che ha pubblicato un dossier sulla campagna Trump hackerato dall’Iran. 

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Voci europee emergenti: dalla privacy digitale al media alternativo

Max Schrems, l’attivista austriaco per la privacy, ha vinto nel 2025 un’importante causa alla Corte di Giustizia Europea contro Meta sull’uso dei dati personali relativi all’orientamento sessuale. Ha criticato duramente i piani della Commissione Europea per riformare il GDPR definendoli “un massiccio downgrade della privacy degli europei” e ha avvertito che le proposte permetterebbero alle Big Tech di usare dati personali per l’addestramento dell’IA.

elDiario.es (Spagna), diretto da Ignacio Escolar, ha celebrato dieci anni di giornalismo indipendente con oltre 70.000 abbonati paganti e l’88% delle entrate da fonti private. Il modello è studiato come esempio di sostenibilità per il giornalismo indipendente.

taz (Germania), il quotidiano cooperativo con 22.214 soci, ha annunciato nel 2025 il passaggio al solo formato digitale quotidiano (mantenendo l’edizione cartacea del weekend). Il modello di “prezzo solidale” — ogni lettore paga quanto può — rappresenta un’alternativa al giornalismo commerciale.

Serge Halimi del Le Monde Diplomatique ha pubblicato a dicembre 2025 l’analisi “Même les Américains se lassent d’Israël” sullo spostamento dell’opinione pubblica americana verso Israele. 

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Voci emergenti del 2025: nuove generazioni di critici

Alcune figure sono emerse con particolare forza durante il 2025, rappresentando una nuova generazione di voci controculturali.

Marisa Kabas, creatrice della newsletter The Handbasket, è esplosa a inizio 2025 con scoop esclusivi sull’amministrazione Trump — il blocco dei viaggi NIH, il congelamento delle sovvenzioni federali.  Gli abbonati paganti sono passati da 815 a quasi 4.000 in pochi giorni.  L’Associated Press l’ha definita esempio di “un momento chiave per una crescente schiera di giornalisti che lavorano in modo indipendente”. 

Sul fronte della critica all’IA, Suchir Balaji, ex ricercatore OpenAI morto nel novembre 2024 dopo aver denunciato le violazioni del copyright nei modelli generativi, è diventato simbolo dei rischi che corrono i whistleblower nel settore tech. Ed Newton-Rex, ex VP di Stability AI dimessosi per ragioni etiche, ha continuato nel 2025 la sua advocacy per i diritti dei creatori contro l’addestramento non autorizzato dell’IA.

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Connessioni tematiche: i fili che uniscono la controcultura del 2025

Diverse convergenze tematiche emergono da questa mappatura:

Gaza come spartiacque: Quasi tutte le figure mappate si sono espresse sulla crisi di Gaza — dall’inchiesta di Owen Jones sulla BBC, alle posizioni di Varoufakis (”complicità nella genocidio per pura stupidità e cattiveria”), alle coperture di Grayzone e Drop Site, alla censura di D’Orsi.  Con 181+ giornalisti uccisi dal 2023  e il divieto israeliano ai corrispondenti indipendenti,  la copertura di Gaza è diventata cartina di tornasole della libertà di stampa.

Tecnofeudalismo e critica del digitale: La tesi di Varoufakis, contestata da Morozov, dibattuta da Doctorow, inquadrata teoricamente da Han, rappresenta il nuovo terreno di scontro intellettuale sulla natura del capitalismo contemporaneo. 

Decrescita come orizzonte: Hickel e Saito hanno reso il degrowth una proposta politica praticabile,  collegandola al marxismo ecologico e alla critica del colonialismo estrattivo.

Modelli di sostenibilità indipendente: Da Mediapart a elDiario.es, da L’Indipendente a Substack, emerge un ecosistema di giornalismo finanziato direttamente dai lettori che sfida il modello pubblicitario tradizionale.

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Una costellazione di resistenza al conformismo

La mappatura rivela una costellazione eterogenea di voci — filosofi accademici e giornalisti di strada, teorici della decrescita e attivisti della privacy, intellettuali italiani e movimenti paneuropei. Ciò che le accomuna è la postura: rifiuto delle narrazioni dominanti, costruzione di alternative epistemiche, coraggio nell’affrontare censure e marginalizzazioni.

Per Il Franti e la sua missione di tracciare la metamorfosi in corso, queste figure offrono strumenti di lettura della trasformazione — dal capitalismo della sorveglianza al tecnofeudalismo, dalla società della prestazione alla crisi ecologica, dalle nuove guerre alle derive autoritarie. Sono voci che non si limitano a denunciare, ma costruiscono: nuovi modelli di media indipendenti, nuove teorie per comprendere il presente, nuove reti di solidarietà intellettuale che attraversano confini nazionali e disciplinari.

In un momento in cui, come nota Shoshana Zuboff, la popolazione mondiale che vive in democrazie è scesa dal 51% al 28% in vent’anni, queste voci rappresentano una forma di resistenza cognitiva e culturale — tracce, appunto, della metamorfosi possibile.

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