Ogni giorno in settimana incontro un ragazzo che non parla, e mai lo potrà fare. I suoi sguardi profondi e stupendi esprimono molti sentimenti e sensazioni. I temi non li può scrivere, usa un tablet con la comunicazione aumentativa, con frasi fatte al massimo da quattro simboli o immagini.
Da mesi si avvicina alle finestre affacciate a pini, al sole quando lo si vede, nubi o pioggia e con la sua mano sinistra tamburella sul vetro, significa: lo voglio, come quando mi indica sì leggi questo libro. Quando ride si sente la sua voce, i suoi compagni mi hanno detto che una volta alle elementari disse: ”papà”. Osserva attento i coetanei, chiede spesso “voglio abbraccio”.
Non so quanto sia grande e puro il suo mondo interiore, ma vi rivelo per certo che seduta vicino a lui mi sento in un mondo altro, che mi sta entrando dalla pelle fino al cuore. Imparerò a pulsare con lui per donargli non solo i numeri da 1 a 3, non è quello che vuole lui, che se ne farà mai di quelle tre cifre??
Se gli si chiede: “come stai?” la risposta è sempre “sono felice”, anche quando chiaramente non lo è. Credo sappia che sia ciò che ci aspettiamo da lui.
Ama molti animali e sa indicare sulle immagini quali cibi sono “sì” quali “no”. Un giorno voleva prendermi una mela rossa. Conosce quasi tutti i colori, ultimamente il preferito è il fucsia, prima il blu. Blu come il cielo, come la sua giacca e i suoi pantaloni da ginnastica, ora indossa jeans.
Cresce, come tutti gli adolescenti, in altezza e in spinte ormonali, a tratti si ribella, come i coetanei, ma non lo può fare rispondendo “in modo inadeguato”, quando proprio lo si è obbligato a fare qualcosa che non vuole tira calci al banco. Se è molto felice oltre a ridere, corre verso le sue finestre.
Ama la musica, lo rilassa, tiene il ritmo con le mani o i piedi; questo è un mondo in cui entra a porte spalancate. Suona il suo xilofono colorato, è rapito dalla musica classica. I suoi occhi profondi dalle lunghe ciglia divengono sognanti, li spalanca, pare guardi nel vuoto.
Una mattina con due tasti mi ha detto “voglio cane”. Ne abbiamo dipinto uno, ora vuole usare gli acquerelli, disegno i contorni e il caro F, andando fuori da questi, dipinge.
Non ha confini, ma lo vogliamo incasellare nel nostro mondo, ha il suo nel quale aiutarlo a muoversi. I suoi temi non sono fogli, sono pensieri ritenuti semplici, riflettiamo:
sono i suoi!
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