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Cocconato, la Riviera del Monferrato dove il tempo rallenta

Cocconato, borgo medievale tra i più belli d’Italia: microclima mediterraneo, Robiola, Barbera e cascine cercate dai nordeuropei. Cosa vedere nel Monferrato.

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Diario di viaggio

Nel cuore delle colline astigiane, a 491 metri sul livello del mare, un borgo medievale sfida la geografia: qui crescono palme, ulivi e mimose come sulla costa ligure. Cocconato è l’eccezione climatica del Piemonte, un angolo di Mediterraneo trapiantato tra i vigneti del Monferrato che dal 2019 appartiene al club dei “Borghi più belli d’Italia”. È un luogo dove la luce del tramonto accende i mattoni rossi delle case medievali, dove il profumo della Robiola appena fatta si mescola a quello del Barbera nelle cantine scavate nel tufo, dove acquirenti nordeuropei — danesi, svedesi, olandesi — cercano cascine da trasformare in rifugi dal ritmo frenetico del Nord.

Da feudo dei Conti Radicati a laboratorio di rinascita

La storia di Cocconato inizia prima del Mille. L’etimologia del nome rivela già la sua natura: dal latino cum conatu, “con sforzo”, per la fatica necessaria a raggiungere la cima della collina. Intorno al 902 i Conti Radicati — famiglia di origini manfredinghe, forse discendenti di un fratello di Re Arduino — eressero qui il loro castello, dando vita a uno stato autonomo che avrebbe resistito per quattrocento anni. Possedevano il diritto di battere moneta (la zecca aprì a Passerano nel 1560), governavano 47 feudi, e tennero testa ai Visconti, ai Marchesi del Monferrato, ai Savoia.

Del castello distrutto nel 1556 dal maresciallo francese Brissac sopravvive solo la Torre, oggi proprietà privata con un aspetto quasi fiabesco. Intorno al 1800 ospitò una stazione del telegrafo ottico di Napoleone sulla linea Parigi-Milano-Venezia; poi divenne mulino a vento, infine residenza. È visibile dalla chiesa e dal parco giochi, sentinella di pietra che ricorda la grandezza perduta.

Ma Cocconato non guarda solo al passato. Il gelatiere torinese Alberto Marchetti — che qui trascorse le estati dell’infanzia — è tornato nel 2024 trovando un borgo in declino: “La maggior parte dei negozi di via Roma erano chiusi, comprese le botteghe storiche, dal sarto alla panetteria”. Ha risposto con il progetto “Cocconato Bell’e Buono”, un tentativo di creare il primo “Villaggio Diffuso” della Riviera del Monferrato: salumeria, pizzeria con forno a legna, osteria, gastronomia. Non ricostruzione, ma “recupero dell’autenticità”.

Perché la chiamano Riviera e perché piace ai nordeuropei

L’appellativo ottocentesco di “Riviera del Monferrato” non è retorica. Le alte colline di Chieri proteggono Cocconato dai venti settentrionali; le vigne guardano a mezzogiorno, sempre sopra la linea delle brume e delle gelate. Il risultato è un microclima unico: temperature mai estreme, vegetazione mediterranea a quasi cinquecento metri d’altitudine, panorami che nelle giornate limpide abbracciano le Alpi e l’Appennino Ligure.

Questo microclima è anche la ragione per cui l’80% delle vendite immobiliari nel Monferrato — secondo la FIAIP Piemonte — avviene con acquirenti stranieri. I compratori tipici sono famiglie di 45-60 anni, livello culturale medio-alto, provenienti da Svizzera, Germania, Olanda, Danimarca, Inghilterra, Svezia, Norvegia, Stati Uniti. Il prezzo medio di un immobile nella zona è circa 85.000 euro — la metà rispetto alle vicine Langhe, una frazione di quanto costerebbe un appartamento a Copenhagen o Stoccolma.

“Si compra un casale magari a Cocconato per realizzarci il proprio studio e spostarsi quando occorre a Milano o Torino in un’ora e trenta”, spiega una fonte locale. “Il sogno è vivere ai bordi del paese o in campagna, per andare a piedi a far la spesa, in centri che garantiscono servizi di base. Il ritmo è slow, gli spazi ampi.”

I dati ISTAT però rivelano una sfumatura importante: i 1.399 abitanti registrati nel 2024 includono pochi nordeuropei con residenza ufficiale (nel 2006 risultavano 3 britannici, 1 tedesco, 1 francese). I danesi e gli altri scandinavi acquistano principalmente seconde case, senza trasferire l’anagrafe. Sono presenze intermittenti, che animano il borgo nei weekend e nelle vacanze, ma non compaiono nelle statistiche comunali.

Patrimonio architettonico: gotico, barocco e romanico in pochi passi

Il centro storico si arrampica a spirale verso la sommità della collina, dove sorge la Chiesa di Santa Maria della Consolazione. Inaugurata nel 1689, conserva la pala absidale del pittore valsesiano Vitaliano Grassi (1731) — la più antica rappresentazione iconografica del borgo, con la torre, il convento degli Agostiniani, il profilo delle colline. All’interno, l’urna lignea seicentesca custodisce le reliquie dei Santi Fausto e Felice, martiri della legione tebea e patroni del paese.

La Chiesa della Santissima Trinità (1617), eretta come voto contro la peste, nasconde dietro dimensioni modeste un interno barocco di sorprendente ricchezza: una pala d’altare attribuita a Guglielmo Caccia detto il Moncalvo, altari policromi finemente decorati, affreschi e statue. A pochi chilometri, la Pieve della Madonna della Neve custodisce un capitello romanico decorato a graffito, oggi base dell’altare — testimone di una plebs Cochonati attestata già nel 1250.

Ma l’edificio più sorprendente è il Palazzo Comunale del XV secolo: uno dei rarissimi esempi di architettura civile gotica in Piemonte. I portici quattrocenteschi ad archi a sesto acuto poggiano su robusti pilastri quadrati; le monofore ogivali sono riccamente decorate in cotto. Sotto i portici si affacciano botteghe storiche e l’accesso al Cortile del Collegio, dove nel 1754 sorse una scuola di grammatica e retorica.

I 72 parametri che fanno un borgo “più bello”

L’ingresso di Cocconato nell’associazione “I Borghi più belli d’Italia” nel 2019 non è stato automatico. La Carta di Qualità prevede 72 parametri di valutazione: integrità del tessuto urbano, almeno il 70% di edifici storici costruiti prima del 1939, armonia architettonica, patrimonio certificato dalla Sovrintendenza, servizi turistici, tutela ambientale, politiche attive di valorizzazione.

L’associazione italiana — fondata nel marzo 2001 su impulso dell’ANCI — è figlia diretta di “Les Plus Beaux Villages de France”, nata nel 1982 a Salers per iniziativa del sindaco di Collonges-la-Rouge, Charles Ceyrac. L’idea: salvare i piccoli centri rurali dall’abbandono trasformandoli in attrattori turistici. Oggi la rete internazionale “Les Plus Beaux Villages de la Terre” conta oltre 1.000 borghi in tre continenti — Francia, Italia, Vallonia, Giappone, Québec, Spagna, Svizzera.

Cocconato ha anche ottenuto la Bandiera Arancione del Touring Club Italiano — unico comune della provincia di Asti con questo riconoscimento — ed è certificata “Città del Vino”. Nel 2021 ha rappresentato il Piemonte nel concorso RAI “Il Borgo dei Borghi”, classificandosi decimo.

Dove mangiare: dalla Cantina Nicola agli 86 antipasti dell’Osteria della Pompa

La scena gastronomica di Cocconato riflette la sua doppia anima: tradizione contadina e ambizione contemporanea. La Cantina Nicola — pochi tavoli, gestione giovane della chef Alessia — raccoglie recensioni entusiastiche per abbinamenti vino-cibo che sfiorano l’eccellenza (“una delle migliori cene di sempre”, scrivono i visitatori). Il Cannon d’Oro, con la sua terrazza panoramica, offre cucina piemontese classica accompagnata dai vini locali.

L’Osteria della Pompa è un’istituzione: 86 antipasti tra caldi e freddi, un catalogo monumentale della cucina monferrina che ricorda i tempi in cui il pasto iniziava con decine di assaggi e non finiva mai. La Locanda Martelletti, ospitata in uno storico palazzo con il Salone del Re affrescato, unisce ospitalità e ristorazione in un edificio che trasuda storia.

La Cantina del Ponte, in Piazza Cavour — il cuore commerciale che gli abitanti chiamano ancora “il Ponte” in memoria dell’antico ponte levatoio — è gestita dalla famiglia Macchia, produttori vitivinicoli biologici. Qui si può degustare quello che il Monferrato produce: Barbera (40% della superficie vitata), Grignolino, Nebbiolo, Dolcetto, Malvasia — tutti vinificabili come Monferrato DOC o Barbera d’Asti DOC/DOCG.

Robiola, prosciutto crudo e il crutin a otto gradi

Tre prodotti definiscono l’identità gastronomica di Cocconato:

La Robiola di Cocconato è un formaggio fresco a pasta molle, latte vaccino, senza crosta, dal cuore cremoso simile alla crescenza. Era già famosa nel Seicento: lettere d’archivio testimoniano che con omaggi di vino e robiole i cocconatesi riuscirono perfino a evitare una guerra.

Il prosciutto crudo di Cocconato deve la sua qualità al microclima: la stagionatura avviene in condizioni ideali, senza gli eccessi di umidità o temperatura che rovinerebbero la carne. Il Salumificio Ferrero Guido, attivo dal 1949, produce anche salame crudo (maiale, cinghiale, asino), galantina secondo l’antica ricetta piemontese, lardo al Barbera.

Il segreto della conservazione è il crutin: la cantina sotterranea scavata nel tufo, tipica del Monferrato. Temperatura costante di 8-10°C, umidità stabile. In passato vi si conservavano anche le sanguisughe per i salassi — la vecchia farmacia di Cocconato, fondata nel 1642 da Giovanni Matteo Sacco, ne teneva scorte nei suoi crùtin.

Il calendario: dal Palio degli Asini a Cocco…Wine

Cocconato scandisce l’anno con eventi che mescolano storia e enogastronomia:

  • Fiera di San Marco (25 aprile): bancarelle di prodotti tipici, artigianato, animali da cortile — tradizione che risale al Novecento
  • Cocco…Cheese (metà maggio): festival dei formaggi con Robiola protagonista, miele, mostarde, birre artigianali
  • Cocco…Wine (settembre): strada del vino nel borgo, degustazioni, masterclass di Barbera — nel 2025 la XXIV edizione
  • Palio degli Asini (quarta domenica di settembre): dal 1970, otto borghi storici si sfidano. Gli asini non sono cavalcati ma guidati e incitati da due membri per rione. La leggenda vuole che i cocconatesi salvarono il castello dei Radicati da un incendio portando acqua sui dorsi degli asini; i Conti li ringraziarono con questo torneo.
  • Fiera Medievale (settembre): rievocazione storica con taverne che servono ricette antiche, giullari, falconeria.

Un borgo del Monferrato, non dell’UNESCO (ma quasi)

Un chiarimento necessario: Cocconato non è incluso nella core zone UNESCO dei “Paesaggi Vitivinicoli del Piemonte”, il sito iscritto nel 2014 che comprende 29 Comuni tra Langhe, Roero e Monferrato. Ma si trova nelle immediate vicinanze, condivide lo stesso paesaggio culturale di colline, vigneti e borghi arroccati, appartiene allo stesso ecosistema turistico.

I borghi vicini aiutano a contestualizzare: Albugnano (10 km), il “Balcone del Monferrato” con l’Abbazia romanico-gotica di Vezzolano; Moncalvo (15 km), autoproclamata “la più piccola città d’Italia”; Cella Monte (15 km), anch’essa nei “Borghi più belli d’Italia”, con il suo Ecomuseo della Pietra da Cantoni e gli infernot — cantine scavate nella roccia che sono patrimonio UNESCO.

L’atmosfera: mattoni rossi al tramonto e strette vie a spirale

“Entrare nel centro storico di Cocconato è come entrare in un piccolo borgo di montagna”, scrive un viaggiatore. “Le strette vie si inerpicano verso la Chiesa che sormonta il paese e regalano scorci incantevoli tra i tetti ogni volta che ci si volta indietro.”

Un altro descrive la luce: “Nelle belle giornate, in particolare al tramonto, la luce esalta la colorazione rossa dei mattoni di cui sono costruiti gli edifici del centro storico, rimandando riflessi dorati e creando un’atmosfera estremamente suggestiva.”

Alberto Marchetti racconta il suo ritorno: “La mia Cocconato è un luogo del cuore, dove chi arriva può vedere il borgo come lo vedevo io con i miei occhi di bambino: l’osteria, la gelateria, la salumeria, la via principale… la dignità e la forza di questo paese del Monferrato.”

È questa l’immagine che resta: un borgo di 1.399 anime in lento declino demografico (erano 1.656 nel 2008), ma che resiste con la forza dei suoi prodotti, dei suoi eventi, della sua bellezza. Un luogo dove i nordeuropei comprano cascine per sfuggire all’inverno scandinavo, dove un gelatiere torinese sogna di costruire un villaggio diffuso, dove la torre dei Conti Radicati guarda ancora le colline dopo undici secoli. Cocconato non è la Toscana cartolina né la Provenza da rivista: è un Piemonte intimo, nascosto, che chiede solo di essere scoperto con lo sforzo — cum conatu — che il suo nome promette.

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Ennio Martignago