Fra lo spirito con la scure, l’investigatore dell’incubo e il ranger imperscrutabile e un poco indiano, non saprei chi far vincere, ma so per certo che escono tutti in formato bonellide. E da anni. Anche se, va detto, che Tex, e pure Willer, non iniziò il suo percorso nelle nuvole parlanti nel tipico formato dell’albo con costola rigida, ribattezzato con il nome della casa editrice italiana che da decenni pubblica migliaia e migliaia di questi fumetti: la Bonelli. Aquila della notte uscì nei suoi primi numeri – correva l’anno 1948 – in formato striscia 17 cm x 8 cm – o strissia se vi piace scherzare – solo alcuni anni dopo, secondo quello che dicono i “puristi”, il formato gigante, così veniva definito per distinguerlo dall’altro che continuava ad essere pubblicato, arrivò “sperimentalmente” nelle edicole, era il 1954. Il tutto ancora sotto il segno della prima casa editrice di Tex, che non era la Bonelli, bensì Audace. Attenzione però, lo dico per i veri appassionati, la prima serie bonellide non è uscita con materiale nuovo, nei contenuti, in realtà, è stato solo un esperimento di cambio di formato, per il quale vennero usate le ristampe delle storie pubblicate precedentemente in striscia. A Tex sono state dedicate innumerevoli cose fra cui anche una canzone. La band è quella dei Litfiba, l’anno è il 1990, e il titolo, corto, incisivo e stentoreo – chissà che avrò voluto dire – è, guarda caso, Tex.
Ahahahoooohh!
Sulla strada ci sono solo io Circondato dal deserto attorno a me Il silenzio taglia tutta la cittá
Grande spirito mi chiama dal faló Oh, ma cosa dici? La vostra libertá Oh, che cazzo dici
Noi ce l’avevamo giá Giorno e notte, notte e giorno senza via La mia gente è come un’aquila senz’ali
E tu cavalca, cavalca mio cow-boy Che la terra tanto ce la rubi a noi Ah, che cazzo dici
La vostra libertá Oh, ma cosa dici? Noi ce l’ avevamo già
Non voglio più amici, ma voglio solo nemici Non voglio più amici, ma voglio solo nemici
Non voglio più amici Basta le vostre bugie, bugie
Ahahoohh!
In quegli anni, anni favolosi, ricchi di grabesti e cotillon – come diceva Febo Conti – gli ometti si dividevano in texisti e zagoristi. Io ero fra gli adepti dello Spirito con la scure Zagortenay. Patrick Wilding, questo il vero nome di Zagor, inizia ad essere disegnato e scritto nel 1961, molto dopo Tex, e quindi il confronto fra texidi e zagoidi, diventa possibile solo a partire da quell’anno lontano. Zagor è un tarzanide, sempre secondo i veri esperti di fumetti, ovvero uno di quei personaggi nati sull’onda del successo del personaggio celeberrimo di Edgar Rice Burroughs. Dove Tarzan è l’archetipo e tutti gli altri ne han 31, come dice il proverbio. Ma soprattutto le storie dell’eroe di Darkwood non sono solo western ma spaziano in molti campi e generi, sfociando spesso, per non dire, assai parecchio, nel fantasy, se non proprio nella fantascienza. E qui entro in ballo io e la mia passione atavica, ma che dico, smisurata per tutto ciò che la science fiction racchiude e porta con sé. Zagor bonellide compreso.
ZagorFans come il sottoscritto sono anche, a quanto pare, Luciano Ligabue e Jovannotti. Sentite un pò cosa intona a proposito il rocker di Correggio, anno 1990.
Freddo cane in questa palude i miei amici fanno scherzi idioti sai: loro spengono la sera e si nascondono nei fossi per vedere come me la caverei
Freddo cane e carne cruda i coccodrilli a quest’ora cenano io non ho con me il fucile ma mi sento come Zagor neanche questa volta mi fregano
Troppo silenzio e’ possibile che tutti dormano? Qualche cosa urlerò.

Manco a farlo apposta la song si chiama Freddo cane in questa palude, e non dice un granchè sullo spirito con la scure, però lo cita e lo ambienta correttamente, mi sento di dire, perchè in effetti ho ricordi precisi di avventure dello spirito con la scure ambientate nelle paludi. Lorenzo Cherubini dal canto suo, ribadisce su Zagor, dall’alto di uno sfondamento di quarta parete. Proprio così, nel 2018, il cantautore toscano arriva in un albo speciale dell’eroe fantawestern disegnato e raccontato assieme a lui medesimo nell’episodio il risveglio della foresta. Musicalmente invece Patrick Te Nay è stato cantato, è proprio il caso di dirlo, dal musicista Gabriele Romani, che allo spirito di Darkwood ha dedicato un intero lp nel 2009.
Di bonellide in bonellide, di eroe in eroe, di musicista in musicista, arriviamo tosti, all’indagatore dell’incubo, certamente l’eroe più ripreso e svolto e ripassato della storia della Bonelli. Pellicole, non solo una, canzoni, romanzi, merchandising vario, videogames. Una passione lunga e ricambiata e poi, condivisa da e con molti personaggi dello spettacolo. Ad esempio Max Pezzali, quello dell’uomo ragno, che a quanto pare è anch’egli appassionato di fumetti, e ha dedicato a Dylan Dog la copertina del suo disco del 1995, La donna il sogno e il grande incubo, disegnata da Giulio De Vita, uno degli storici disegnatori del detective della Bonelli. Vedere per credere

E poi invece Claudio Baglioni, mica salsapariglia e neanche ossibuchi con la polenta, ha scritto e cantato una song in cui cita l’indagatore dell’incubo e che si chiama Nudo di donna, gli anni erano i ‘95 del secolo scorso. La canzone segna l’inizio di una più importante e vasta contaminazione fumetto-musicale fra il cantautore romano e il personaggio Bonelli. L’anno dopo infatti Baglioni scrive proprio una canzone a fumetti, nel senso che vedrete qui sotto.
Una bellissima collaborazione con il disegnatore storico di Dylan Dog, Claudio Villa, che – omonimia a parte – disegna il videoclip della canzone e poi realizza un albo a fumetti speciale che racconta il testo della canzone attraverso le nuvole parlanti. Dylan Dog indaga su se stesso, in un percorso introspettivo che dal bianco e nero lo porterà sulla Via dei colori. L’albo a fumetti speciale uscì nell’ottobre dello stesso anno nell’edizione originale, non con Bonelli, ma come allegato speciale alla rivista di musica Tutto, della Mondadori. Un’opera davvero unica e particolare divenuta addirittura mitica dopo che la rivista musicale ha chiuso i battenti.

A quanto pare l’investigatore del soprannaturale piace davvero molto, e soprattutto ai musicisti. L’ultima contaminazione di successo è avvenuta alcuni anni fa con Vasco Rossi. 3 copertine del fumetto e altrettante storie dell’indagatore dell’incubo sono state dedicate a tre protagoniste di altrettante canzoni del cantautore di Zocca: Sally, Jenny e Albachiara.

Ma la contaminazione più riuscita a mio avviso fra musica e fumetto, è certamente quella fra, il solito, Max Pezzali, ancora lui, e il grande autore di fumetti Ade Capone. La storia coi baloon si chiama Gli anni d’oro è stata scritta da Pezzali insieme a Capone nel 1995, con disegni di Alfredo Orlandi, Alessandro Bocci e Matteo De Benedittis. Il successo stellare sta nel fatto, leggete il fumetto per trovare conferme, che da questa idea è scaturita, anni dopo, la serie tv sugli 883 che ha avuto un clamoroso successo lo scorso anno alle nostre latitudini. E il gioco è fatto.

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