Dove Il Franti riprende il filo del discorso e svela la trappola della forchetta che comanda

Nella puntata precedente: Il Franti ha iniziato a collegare i pezzi del viaggio, da Ellul alla meccanizzazione del pensiero, e ha descritto il rischio di diventare “hikikomori dell’intelligenza”, custodi di cimiteri di dati.

Il Franti si ferma un momento, guarda il gruppo e dice:

«Prima di andare avanti, dobbiamo tornare indietro. Ricordate cosa vi dissi qualche giorno fa? Quella faccenda delle parole che ci ingannano?»

Qualcuno annuisce. La ragazza con la giacca verde risponde: «Sì, che non esiste l’intelligenza artificiale, che è solo marketing…»

Il Franti batte le mani: «Esatto! E questo punto è fondamentale per capire tutto il resto. Quindi riprendiamolo, perché stiamo andando verso la conclusione e non voglio che vi perdiate.»

Fa qualche passo, poi si ferma davanti ad un gruppo seduto intorno ad un tavolo:

«L’intelligenza artificiale non esiste. Esistono computer. Macchine programmate. Sviluppate, progettate e controllate da terzi. Aziende con interessi specifici, con azionisti da soddisfare, con visioni del mondo particolari.»

Alza un dito:

«Questo è il primo passo della consapevolezza. Prima ancora di capire come funziona la programmazione, prima di imparare i tecnicismi, dovete avere chiaro questo concetto fondamentale: state usando strumenti creati da altri, per scopi decisi da altri, con limiti e bias imposti da altri.»

Il ragazzo con la giacca blu interviene: «Ma questo vale per tutti gli strumenti, no? Anche la forchetta è stata inventata da qualcuno…»

Il Franti sorride: «Ah! Ottima obiezione. E mi dai l’occasione per una nuova metafora.»

La forchetta che comanda

Il Franti si dirige verso il fondo sala pensando, poi si gira, lo sguardo si fa intenso:

«Ricordate la lezione della forchetta? La forchetta è tecnologia, la usiamo quando serve, non la portiamo sempre con noi, e abbiamo un piano B: le mani.»

Fa una pausa :

«Ma ora proviamo a immaginare una cosa diversa. Immaginate una forchetta che decide cosa mangiare.»

Silenzio nel gruppo. Qualcuno aggrotta le sopracciglia.

«Sì, avete capito bene. Una forchetta che prende il controllo. Voi vi sedete a tavola, avete fame, guardate il piatto… ma la forchetta decide: “Oggi mangi questo, non quello. Questa quantità, non quella. A quest’ora, non a quell’altra.”»

Si alza di scatto:

«E il vostro braccio? Inerme. Il vostro pensiero? Inerme. La forchetta comanda. Voi eseguite.»

Un silenzio pesante cala sulla piazzola.

Il Franti continua: «Vi sembra assurdo? Vi sembra fantascienza? Eppure è esattamente quello che sta succedendo con questi “strumenti di intelligenza artificiale”. Solo che non ve ne accorgete.»

Cammina avanti e indietro:

«Ad esempio uno di questi vari ChatBot per il tuo uso quotidiano decide come formulare il vostro pensiero. Decide quali parole usare. Decide la struttura del vostro ragionamento. Decide cosa includere e cosa escludere. E voi? Copiate e incollate. Il vostro braccio è inerme. Il vostro pensiero è inerme. La forchetta comanda.»

La donna con i capelli grigi interviene con voce preoccupata: «Ma io pensavo di usare il ChatBot per risparmiare tempo…»

Il Franti la guarda con comprensione: «E invece il ChatBot sta usando te. Sta usando il tuo tempo per addestrare i suoi modelli. Sta usando i tuoi dati per migliorare i suoi algoritmi. Sta usando la tua pigrizia per renderti dipendente.»

Fa una pausa, poi aggiunge:

«Ma soprattutto: sta sostituendo il tuo pensiero. E un pensiero che non viene esercitato, si atrofizza. Come un muscolo. Come un braccio che non muovi più perché la forchetta fa tutto da sola.»

E sorridendo, gettando lo sguardo verso chi confabula dietro di lui, «Come già ci dicevamo, impariamo come parlare con i morti, macchine senza vita a cui ci adattiamo per interrogarle, impariamo a programmare i prompt per avere risposte, ma ci pensate?»

Macchine programmate da terzi

Il Rosso alza la mano: «Ma allora cosa dovremmo fare? Non usarle mai?»

Il Franti scuote la testa: «No, non ho detto questo. Ho detto: siate consapevoli. Ricordate cosa vi disse Floridi? “L’intelligenza artificiale non esiste! Esistono straordinarie, potentissime tecnologie, che nelle mani di un’intelligenza umana capace potrà fare delle cose straordinarie, altrimenti finisce male.”»

Si ferma al centro del gruppo:

«La chiave è: “nelle mani di un’intelligenza umana capace”. Se la vostra intelligenza è capace, allora potete usare questi strumenti. Se invece delegate tutto allo strumento, “finisce male”. »

Conta sulle dita:

«Quindi ricapitoliamo. Primo: non esiste l’intelligenza artificiale. Esistono computer programmati. Secondo: questi computer sono progettati da aziende con interessi specifici. Terzo: se li usate senza consapevolezza, diventate dipendenti. Quarto: la dipendenza vi rende inermi, come il braccio comandato dalla forchetta.»

Fa una pausa significativa:

«E quinto, il più importante: il primo passo non è capire la programmazione. Il primo passo è capire che state usando macchine. Macchine che qualcun altro ha creato, per scopi che qualcun altro ha deciso. Questo deve essere chiaro prima di tutto il resto.»

La dipendenza che addormenta

Il tono si fa ancora più serio, Il Franti continua il suo discorso.

«E ora che abbiamo ripreso il filo, possiamo affrontare il tema più inquietante. La dipendenza che si sta creando.»

Fa qualche passo, le mani dietro la schiena.

«Vedete, la comodità intellettuale di cui parliamo non è solo un rischio futuro. È una dipendenza che si sta installando proprio ora, mentre parliamo. E come tutte le dipendenze, all’inizio sembra innocua. Comoda, appunto.»

Si volta verso il gruppo:

«Usate l’IA per scrivere email, report, analisi. Vi sembra di guadagnare tempo. Ma state perdendo qualcosa di più prezioso: l’autonomia. Questi strumenti non aumentano la vostra intelligenza. La depotenziano. Proprio attraverso quella comodità che vi sembra tanto attraente.»

Un ragazzo interviene: «Ma io sono più produttivo con l’IA…»

Il Franti annuisce: «Certo. Sei più produttivo. Ma sei più capace? Ecco la domanda che nessuno vi fa: se domani OpenAI, Anthropic, Google chiudessero i loro servizi di IA, tu potresti ancora esercitare la tua professione?»

Silenzio pesante.

«Pensateci bene. Quanto del vostro lavoro quotidiano ora dipende da quel “bocchettone” di pseudo intelligenza? Che in realtà non è intelligenza, ma solo informazioni e dati elaborati da un computer programmato. Se domani mattina vi svegliate e quel servizio non esiste più, cosa sapete ancora fare da soli?»

La donna con i capelli grigi interviene con voce preoccupata: «Io ormai uso i ChatBot per quasi tutto al lavoro…»

Il Franti la guarda con comprensione: «E questa è esattamente la trappola. Non è solo dipendenza intellettuale. È dipendenza economica. Se quella azienda decide di aumentare il prezzo da 20 a 200 euro al mese, tu puoi smettere? No. Perché ormai ne dipendi per lavorare, per mangiare, per pagare l’affitto.»

Fa una pausa, poi aggiunge con voce più forte:

«È lo stesso meccanismo del rentier capitalism di cui abbiamo parlato. Ma peggio. Perché qui non affittano solo il software. Affittano la vostra capacità di pensare. E voi, per comodità, gliela state consegnando.»

Lancia uno sguardo verso la donna che era intervenuta e riprende:

«La dipendenza intellettuale vi toglie l’autonomia di pensiero. La dipendenza economica vi toglie la libertà di scegliere. E insieme, vi trasformano in qualcosa di molto simile a quegli automi di cui parlavamo. Persone che possono funzionare solo se qualcun altro fornisce loro il carburante cognitivo.»

«È come il braccio che non si muove più da solo perché la forchetta comanda. Avete ceduto il controllo. E ora siete inermi.»

Il Franti getta lo sguardo su un tavolo, prende un bicchiere in cui versa dell’acqua, sorseggia lentamente, posa il bicchiere e, sorridendo, dice: «E se a questo punto pensate che sia un luddista, allora ricominciamo da capo”. Dopo una breve sospensione riprende: “Tranquilli, scherzavo.»

A quel punto il ragazzo con la giacca blu prende coraggio e chiede: «Ma come si esce da questa dipendenza? O meglio che evitare di entrarci?»

Il Franti sorride: «Già, come evitare?»

(Continua)

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Massimo V.A. Manzari
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