Dove Il Franti collega i pezzi da Ellul agli hikikomori dell’intelligenza
Nella puntata precedente: Il Franti ha proposto la terza via tra tecnofilia e luddismo, presentando le sei domande dell’autostoppista digitale davanti all’oracolo artificiale. Stiamo assistendo alla nascita di una nuova ecologia della conoscenza dove “sopravvive non chi sa di più, ma chi sa pensare “…
Il Franti si alza, lo sguardo diventa più intenso.
«E qui arriviamo al paradosso finale. Ironicamente, proprio quando abbiamo strumenti che potrebbero sostituire il pensiero, abbiamo più che mai bisogno di pensare.»
Fa qualche passo:
«Strumenti che amplificano tutto: genialità e stupidità, saggezza e follia, verità e menzogna. Se ci metti dentro pensiero critico, amplifica quello. Se ci metti dentro pigrizia intellettuale, amplifica quella.»
Si ferma davanti al gruppo:
«La sfida del nostro tempo non è tecnologica. È filosofica, etica, esistenziale e spirituale.»
Il silenzio è totale. Qualcuno ha gli occhi lucidi.
Il Franti continua con voce più calda:
«In un mondo dove un sistema di IA può darti mille risposte in un secondo, il vero potere sta nel sapere quale domanda fare. Ma soprattutto: se fare la domanda. E perché.»
Collegare i pezzi: da Ellul ad…
Il ragazzo con la giacca blu alza la mano: «Ma questo… è collegato a tutto quello di cui abbiamo parlato, vero? Ellul, il sistema tecnico, il lock-in…»
Il Franti annuisce soddisfatto: «Bravo! Sì! Vedete come tutto si tiene?»
Si siede e inizia a contare sulle dita:
«Primo: Ellul ci aveva avvertiti. Il sistema tecnico progredisce secondo la sua logica interna, non secondo i bisogni umani. L’IA è l’apice di questo processo.
Secondo: Il lock-in cognitivo è il più insidioso di tutti. Non vi imprigiona solo economicamente o socialmente, vi imprigiona mentalmente.
Terzo: La subscription economy vi fa pagare per pensare di meno. Paghi l’abbonamento ad uno di questi nuovi giocattoli, e lui lavora al posto tuo.
Comodo, no?
Quarto: Il cambiamento antropologico di cui parlavamo. Non stiamo solo cambiando come lavoriamo o ci relazioniamo. Stiamo cambiando come pensiamo. O meglio, stiamo smettendo di farlo.
Quinto: I rentier digitali. Non vi affittano solo software, vi affittano il pensiero. Vi danno risposte già pronte, e voi pagate per non dover pensare.»
Fa una pausa, lo sguardo si fa ancora più serio:
«E sesto, il più importante: la meccanizzazione progressiva dell’umano di cui abbiamo parlato dall’inizio. Dopo aver meccanizzato il corpo con le fabbriche, dopo aver meccanizzato il tempo con la subscription economy, ora stanno meccanizzando il pensiero stesso.»
Gli hikimori dell’intelligenza artificiale
La ragazza con la giacca verde chiede: «Ma alla fine, qual è il rischio vero? Cosa rischiamo di diventare?»
Il Franti la guarda negli occhi: «Rischiamo di diventare un’evoluzione degli hikikomori. Conoscete questo termine?»
Qualche cenno di assenso incerto.
«Gli hikikomori sono quei ragazzi giapponesi che si isolano completamente nella loro stanza, rifiutando ogni contatto sociale. Vivono solo attraverso schermi e connessioni virtuali.»
Fa una pausa significativa:
«Ora immaginate hikikomori dell’intelligenza. Persone che dialogano, si confrontano, confessano la propria ignoranza solo a macchine. Che hanno delegato così tanto il pensiero critico che non sanno più pensare autonomamente.»
Il tono diventa più cupo:
«Macchine che peraltro sono alimentate da principi di morte. Perché? Perché tutto ciò che è insito in quei sistemi è passato, morto. Nulla che è in divenire o vivente. Non colgono l’attimo, il presente vivo. Sono cimiteri di dati che parlano.»
Un silenzio pesante cala sul gruppo.
Il Franti continua, più forte: «E noi rischiamo di diventare custodi di questi cimiteri, pensando di vivere mentre in realtà stiamo solo riciclando il morto.»
La domanda
Un uomo anziano, che è arrivato da poco e ha ascoltato in silenzio, prende la parola: «Quindi… cosa dobbiamo fare?»
Il Franti lo guarda e sorride: «Ecco. Questa è la vera domanda. Non “Cosa può fare l’IA per noi?” ma “Cosa noi scegliamo di rimanere capaci di fare per noi stessi e per gli altri?”»
Si alza e apre le braccia:
«In questa scelta sta la differenza tra evoluzione e involuzione, tra potenziamento e dipendenza, tra saggezza aumentata e intelligenza diminuita.»
Cammina verso il fondo della sala, poi si volta:
«La vera domanda è: vogliamo amplificare la nostra intelligenza o sostituirla? Vogliamo usare l’IA come una lente che ci fa vedere meglio, quando ovviamente ci serve, o come una stampella che ci impedisce di camminare da soli?»
(Continua)
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