Nelle puntate precedenti: Il Franti ha smontato il mito dell'”intelligenza artificiale” e delle “allucinazioni”, rivelando come siano termini di marketing che ci ingannano. Citando Floridi: “L’intelligenza artificiale non esiste! Esistono straordinarie, potentissime tecnologie”. L’intelligenza deve rimanere la nostra…
I nuovi oracoli del sapere
Il tramonto è arrivato. Saranno le voci che circolano, sarà l’autunno inoltrato con le giornate che si accorciano, ma la piazzola è diventata una specie di villaggio a cielo aperto, con grande soddisfazione del gestore del punto di ristoro, che mai aveva visto così tanta gente.
Il Franti aveva dato appuntamento a tutti dopo cena. Vista la folla e fiutando l’opportunità di guadagno, il responsabile del punto di ristoro ha messo a disposizione il salone, a patto di iniziare l’incontro non prima delle 21:30.
Sarà per il passaparola, saranno i cartelli appesi nei parcheggi, ma già alle 21 il salone era pieno. Il Franti fu avvisato e, un po’ stranito, si presentò: di tutto si aspettava, tranne che dover tenere una conferenza pubblica.
Eppure, così stava accadendo. Anziché mettersi seduto a un tavolo in fondo alla sala a mo’ di conferenziere, Il Franti si alza e inizia a camminare avanti e indietro, come fa quando deve spiegare qualcosa di complesso.
«Anthropic, OpenAI, Google, DeepSeek, Grok… Conoscete questi nomi?»
Qualche cenno di assenso. Il ragazzo con la giacca blu interviene: «Sono le aziende che fanno ChatGPT e le altre IA generative.»
«Esatto. I nuovi oracoli del sapere,» Il Franti sorride amaro. «Ci promettono l’amplificazione dell’intelligenza. Ma ogni loro modello porta con sé gli scopi e le priorità di chi lo ha creato, i pregiudizi del suo addestramento, una visione specifica di cosa sia la ‘conoscenza’. E potenzialità manipolative.»
Si ferma davanti al gruppo.
«Facciamo un esercizio mentale. Quando deleghiamo l’analisi strategica, la scrittura di rapporti, la creazione di contenuti, la definizione di scenari a queste scatole nere… stiamo davvero potenziando la nostra mente?»
Silenzio pensieroso.
La donna con i capelli grigi chiede timidamente: «Io uso ChatGPT per scrivere le email di lavoro… è sbagliato?»
Il Franti scuote la testa: «Non è questione di giusto o sbagliato. È questione di consapevolezza. La domanda è: sei tu che usi ChatGPT, o ChatGPT sta sostituendo il tuo pensiero?»
Fa una pausa, poi aggiunge con tono più forte:
«In definitiva: stiamo amplificando il pensiero o lo stiamo sostituendo?»
Il lock-in cognitivo: il più pericoloso di tutti
Il Franti torna a sedersi sul paraurti del furgone, il tono si fa ancora più serio.
«Vi ricordate quando vi parlavo del lock-in? Del lock-in economico, sociale, delle abitudini?»
«Sì,» risponde il Rosso. «Quello che ci rende prigionieri delle piattaforme.»
«Bravo. Ma ora vi devo parlare del lock-in più pericoloso di tutti: il lock-in cognitivo. O come lo chiamo io: la comodità intellettuale.»
Tira fuori il tablet e legge alcune righe:
«Quando un tool può generare in ore ciò che richiedeva settimane di analisi, la tentazione è ovvia: perché sforzarsi di pensare?»
Alza lo sguardo: «Ma qui sta il pericolo maggiore. Cosa succede quando smettere di pensare diventa più comodo che pensare?»
La ragazza con la giacca verde, quella che aveva spiegato brillantemente la lezione della forchetta, interviene: «Ma… è come il muscolo che non usi e si atrofizza?»
Il Franti batte le mani: «Bravissima! Esattamente! Se deleghiamo senza coscienza, rischiamo di atrofizzare proprio quelle capacità che ci rendono unici.»
Conta sulle dita:
«Il pensiero critico. La capacità di dubitare. L’intuizione che va oltre i dati. La creatività che rompe gli schemi. L’empatia che comprende il contesto umano.»
Fa una pausa significativa:
«L’IA non pensa. Elabora pattern, correla dati, estrapola tendenze attraverso reti neurali. Ma il pensiero critico rimane esclusivamente umano. È quello che distingue correlazione da causazione, che intuisce il non detto, che immagina il non ancora esistente.»
I penitenti dissoluti davanti ai confessori artificiali
Un uomo nuovo nel gruppo, sulla cinquantina, alza la mano: «Ma scusi, io uso l’IA per il mio lavoro. Mi aiuta a essere più produttivo…»
Il Franti lo guarda con attenzione: «E quando l’IA ti dà una risposta, tu la verifichi? La metti in discussione? O semplicemente la copi e la usi?»
L’uomo tace, imbarazzato.
Il Franti continua con tono più morbido: «Non ti sto giudicando. Sto solo dicendo: stiamo diventando penitenti dissoluti che confessano la propria ignoranza ai confessori artificiali, ottenendo in cambio saperi da recitare e fare nostri. Moderne preghiere ristoratrici.»
Fa una pausa, poi aggiunge:
«Ricordate cosa dicevamo di Ellul? La necessità tecnica che maschera le scelte politiche dietro un imperativo tecnologico? Eccola qui, nella sua forma più pura: “L’IA può farlo, quindi dobbiamo usarla. È inevitabile.”»
La ragazza con lo zaino interviene: «Ma quindi dovremmo rifiutare l’IA? Tornare a fare tutto a mano?»
(Continua)
Scopri di più da Franti Magazine
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.