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Il Pescatore

Au contraire Seba

Il contrario di una cosa è il suo opposto, dicono. Il contrario di Sebastiano come si chiama o si dice? Mentre sul paese infuriavano moti, rivoluzioni e battaglie varie Bastiano andava da un’altra parte

Quando è nato il Franti, prendete nota a settembre facciamo un anno (guri guri a noi e a voi), ci erano diverse ipotesi nomiche per non dire di nomi, non è che siamo andati dritti con eco e con de amicis. Il senso del nome doveva essere quello che rispecchiava il senso comune dei franteggiatori – oggi diremmo così – all’epoca dicevamo carbonari, o ancora, cospiratori, o anche, molto più semplicemente i redattori. Vedi anche alla voce amici. Insomma, perchè questo preambolo, vi chiederete, e se non ve lo chiederete ve lo chiedo io, e me lo chiedo, e poi mi rispondo. Eque quà di pappagonica istanza, fra le ipotesi c’era pure il vecchio e dannatamente efficace idiomatico locucazionico espressionistico: bastian contrario. Lui, proprio lui e solo lui. Devo dire che io ero molto parteggiante per isso, al punto che, fulmini e saette si addensarono sull’olimpo dei creativi o creatori o creatic per dirla con il codice.  Quale che sia, basta non fiscale, grazie.  Alla fine qui al franti non facciamo propriamente i bastian contrari, che sono – come definizione dotta recita – “coloro che assumono per partito preso le opinioni e gli atteggiamenti contrari a quelli della maggioranza”,  però un dubbio forse due  proviamo a far nascere nel dentro di noi/voi e pure essi per non dire issi. Siparietto. 

Bastian contrario dorme di giorno
la notte lavora o va d’intorno;
mangia l’acqua, beve il pane,
carezza il lupo, picchia il cane.
Il cane stupito gli fa: “miao miao”
e il gatto seccato gli fa: “bao bao”.

La leggenda del bastian contrari, anche un poco dialettalmente estricata o inestricata – fate voi non mi offendo – è una,  trina e poi anche multipla. Ci sono malfattori e briganti,  nobili e mercenari, e soprattutto, una delle probabili origini – a proposito del dialetto – lo pone a nord, per non dire piemontese anzichenò. La maggiore, fra le origini, anche se di certo la non sola e tanto meno non unica, indicherebbe in un nobile e pure milite e per niente ignoto, visto che si conoscono di ello il nome e la provenienza, nel più  accreditato fra i propugnatori del nomignolo allocutorio. Essa espressione derivante da un nome è divenuta così celebre e nota al punto da trasformarsi in un detto popolare, azione dei singoli, e anche – talvolta – persino scuola di pensiero. Ad esempio in posti come il Franti. E non dico altro, per fare solo una ipotesi, nel mio modo specifico e precipuo, cioè facendo capire ma anche no. Sennò che gusto c’è. 

Venendo alla scienza del tutto inesatta ma alquanto titolata e molto più che stimata – anche dal sottoscritto – dei veri ricercatori dei significati, e proprio proprio dei termini stessi, loro loro, – mi riferisco agli illustri accademici della pellicola fibrosa che riveste i cereali – non abbiate timore ho appena messo il link, – l’origine storica dell’espressione è di quelle proprie – nome e cognome di persone – che a lungo andare e con la enorme diffusione dell’uso della medesima, si è fatta – per non dire è divenuta – comune, assai assai. Gli accademici indicano pure essi alcuni personaggi che facevano bastiano e contrario di nome e cognome, e che con le loro azioni nella vita – di loro medesimi – sono diventati poi “coniazione popolare”, ci metto le virgolette e non aggiungo altro, in quanto termine esplicativo preso pari pari dalla definizione enciclopedica dei cruschici blasonati.  Nei tempi, – che però va letto al singolare,  – l’espressione viene collocata come primo avvistamento pubblico,  ai primi dell’ottocento,  e di conseguenza le figure reali che di quella espressione erano titolari col proprio nome e cognome risalirebbero  a tempi precedenti, anche parecchio, il primo fra essi è stato individuato alla fine del 1600.

maglietta

Nomi e cognomi li trovate ai link, a noi qui non interessa reiterare i dubbi – per quanto molto scientifici e altrettanto ben motivati – degli altri; qui siamo interessati all’approfondimento sghembo, quello che attraversa modi, tempi e significati senza alcuna soluzione di continuità e,  sovente, alcun senso o senso alcuno, a piacimento. Interessante, ad esempio, è un’aggiunta sul significato delle due parolette – proprie divenute comuni – nell’uso segnalato in più di un’occasione nel definire, con la solita espressione bastiana e contraria, anche strumenti di uso comune per non dire robi di cui non esistono parole precise di riferimento ma solo vaghi termini molto generici o parole specifiche ma parecchio dialettali, per non dire provinciali o comunali o in uso in porzioni di territorio italico ancora più piccole e ben delimitate. Ad esempio la staffa che blocca il portone. In alcune aree italiche la chiamano così.

ristorante

Ma esistono altri oggetti assai comuni che di nome fanno Bastiano, tanti altri. Del resto siamo o non siamo quelli dei campanili – migliaia, centinaia o di più – fate voi, a noi piacciono tutti. Fra i nomen omen del caso, oltre a tutti quelli di prima: nobili, briganti, condottieri e mercenari, vanno anche aggiunti pittori e ammiragli o similari uomini armati marittimi, e anche fra di essi gli scienziati e i ricercatori  studiosi delle origini della nostra lingua, attribuiscono possibili origini o radici o genesi della parola composita per non dire due assieme.  All’inizio del post avete avuto un incontro con il romanzo del bastiano contrario. Esso scritto chiamasi come da copertina omonima ed è stato scritto dal medesimo di cui appare nome e cognome proprio lì, ed è uscito nel 1925, robe di un secolo fa. Nel tomo, l’uomo con nome e cognome, cocciuto e contrario, – hihihi – è proprio un brigante e non dico altro. Robe di cappa e spada e pure di sabauda memoria.  A noi, – noi si, noi si,- interessa inoltre dire che di bastian contrari è piena la penisola. Ma non sono signori controcorrente, bensì attività commerciali di vario genere e tipo. Segue elenco di quelle più divertenti e significative. Come già ci capitò di farvi intravedere, pizzerie e ristoranti si sprecano, a dx e pure a manca, e poi però troviamo anche robette per non dir robicine anco plus particular persino sfiziose. Ad esempio un podcast, – cercate e troverete, – una rock band, sleeeng, e anco uno o più vini, una o più birre o birrerie, – rigorosamente handcraft – e molto altro. Nel chiudere o per chiudere o conchiudendo, come più ci piace dire e scrivere di conseguenza, vorremmo sottolineare che un’altra quotata origine del motto, detto, espressione, locuzione e via discorrendo, di cui sopra, va ascritta senzameno a una fortunata anche se dimenticata commedia dialettale di fine ottocento scritta, composto, e ricorretta, dall’autor, scrittor, commediografo illustre Vittorio Bersezio – lo stesso delle miserie di monsù travet, per dire – in strettissimo dialetto piemontese. Chiudiamo in musica, come si confà con un brano di Caparezza, in e poi titolato, Non metterti le mani in tasca, da cui cito a memoria – see magari – la frase estrapolata. Bye

Da quel momento chi porta una tasca
o è un artista oppure un tossico o entrambi come Basquiat
Gente a cui basta fare il contrario come bastian
Per darsi più arie di quante ne abbia composte Bach Sebastian
Per questo sei stato arrestato


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