L’Epifania, un rifugio pagano del cristianesimo
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Etimologia e significato originario
Il termine “epifania” deriva dal greco antico ἐπιφάνεια (epifáneia), dal verbo ἐπιφαίνω (epifàino) che significa “mi rendo manifesto” . Gli antichi greci già utilizzavano questo termine per indicare l’azione o la manifestazione di una divinità mediante miracoli, visioni o segni . La parola racchiude dunque un concetto teofanico: l’irruzione del divino nel sensibile, la rivelazione dell’invisibile attraverso segni tangibili.
Cronologia della festività cristiana: dal III al IV secolo

Clemente d’Alessandria, padre della chiesa che scrive alla fine del II secolo, attesta che le comunità cristiane formate dallo gnostico Basilide celebravano il battesimo di Gesù Cristo e l’Epifania come “manifestazione del Signore al mondo” il 15º giorno del mese di Tybi dell’antico calendario alessandrino, corrispondente al 6 gennaio .
A partire dal III secolo circa, le comunità cristiane del Vicino Oriente associarono il termine Epifania ai tre segni rivelatori di Gesù Cristo: l’adorazione dei Magi, il battesimo di Gesù adulto nel fiume Giordano e il primo miracolo avvenuto a Cana .
In origine questa festa, nata in Oriente, celebrava il battesimo di Gesù. Quando intorno al IV secolo si diffuse in Occidente, essa cambiò significato e divenne la celebrazione dell’Epiphaneia, cioè la “manifestazione” del Cristo ai magi . A partire dal IV secolo, quando la festa del Natale e quella dell’Epifania sostituirono la festa pagana del Sole, preceduta dai Saturnali, l’Epifania fu percepita come l’omaggio di tutti i popoli, rappresentati dai Magi, non più a un imperatore terreno ma al Cristo, il vero imperatore vittorioso .
La scissione Oriente-Occidente: due teofanie divergenti

La spaccatura più significativa riguarda ciò che viene celebrato il 6 gennaio:
In Occidente (Chiesa cattolica romana): l’Epifania commemora principalmente l’adorazione dei Magi al Bambino Gesù e la manifestazione fisica di Gesù Cristo ai Gentili .
In Oriente (Chiese ortodosse): il 6 gennaio la Chiesa ortodossa orientale celebra il battesimo di Gesù Cristo da parte di Giovanni Battista nelle acque del fiume Giordano , chiamando la festa Teofania (Θεοφάνια). Nel battesimo di Gesù, secondo i tre vangeli di Marco, Matteo e Luca, la natura divina di Gesù fu resa evidente: lo Spirito Santo scende sotto forma di colomba e dall’alto si ode la voce di Dio che dichiara Gesù “Figlio suo prediletto” . Così si manifesta l’intera Santissima Trinità.
Mediante il battesimo di Gesù nel Giordano, viene benedetta non solo l’acqua di quel fiume ma quella di tutti i fiumi del mondo . La Grande Benedizione delle Acque è il rito centrale della Teofania ortodossa, con processioni verso fiumi, laghi o mare, dove il sacerdote immerge tre volte una croce nell’acqua.
Questione calendario: Gli ortodossi della Chiesa d’Oriente di rito bizantino che seguono il calendario giuliano celebrano l’Epifania il 19 gennaio (13 giorni di differenza rispetto al calendario gregoriano) .
Il caso armeno: resistenza dell’usanza arcaica
La Chiesa Apostolica Armena celebra il Natale il 6 gennaio insieme all’Epifania. Fino al IV secolo tutte le chiese festeggiavano la natività il 6 gennaio, poi la data fu spostata al 25 dicembre perché la Chiesa voleva imporsi su una festa pagana dedicata alla nascita del sole .
La Chiesa armena non applicò alcun cambiamento di data perché il cristianesimo era religione ufficiale già dal 301 e le feste pagane non rappresentavano un serio pericolo di identità; inoltre, non dipendendo dalla Chiesa romana, non era obbligata ad accettare i cambiamenti . La Chiesa Apostolica Armena mantiene, unica nel mondo, la celebrazione del Natale e dell’Epifania insieme, secondo l’arcaica usanza orientale, il 6 gennaio .
La Befana: stratificazioni pagane e cristianizzazione

In Italia la festa è anche detta impropriamente Befana, corruzione lessicale di Epifania attraverso bifanìa e befanìa . La figura della Befana rappresenta una delle più complesse stratificazioni tra riti pre-cristiani e assimilazione cristiana.
Origini pagane romane: Gli antichi Romani ereditarono riti associandoli al calendario romano, celebrando l’interregno temporale tra il solstizio invernale e la ricorrenza del Sol Invictus. La dodicesima notte dopo il solstizio invernale si celebrava la morte e rinascita della natura attraverso Madre Natura . I Romani credevano che in queste dodici notti delle figure femminili volassero sui campi coltivati per propiziare la fertilità dei futuri raccolti, da cui il mito della figura “volante” .
Queste figure furono identificate con Diana (dea lunare della caccia e vegetazione), o divinità minori come Sàtia (dea della sazietà) e Abùndia (dea dell’abbondanza). Un’altra ipotesi collega la Befana con un’antica festa romana in onore di Giano e Strenia, durante la quale ci si scambiavano regali; da Strenia deriva il termine “strenna” .
Sincretismo germanico-celtico: La Befana si richiamerebbe alla figura celtica di Perchta, assimilabile a Frigg in Scandinavia, Holda in nord Europa, Bertha in Gran Bretagna, Berchta in Austria, Svizzera, Francia e Nord Italia: personificazione femminile della natura invernale, rappresentata come vecchia gobba che aleggia sui campi di notte propiziandone la fertilità, festeggiata nei 12 giorni culminanti con l’epifania .
Condanna e recupero cristiano: A partire dal IV secolo la Chiesa di Roma cominciò a condannare tutti i riti e le credenze pagane, definendole frutto di influenze sataniche . Con l’avvento del Cristianesimo, la Chiesa assorbì questa figura per allontanarla da possibili legami con la stregoneria. Venne recuperata un’antica fiaba popolare secondo cui una donna anziana, inizialmente scorbutica, rifiutò di accompagnare i Re Magi verso Gesù Bambino. Pentitasi, cercò invano di raggiungerli e scelse di lasciare doni davanti alle case dei bambini .
Simbolismo dei doni: I dolci simboleggerebbero la prosperità e l’abbondanza del nuovo anno, mentre il carbone rappresenterebbe la cenere degli antichi falò del solstizio d’inverno, simbolo di purificazione e augurio per un buon raccolto . Con il cristianesimo, il carbone assunse significato punitivo per i bambini cattivi.
Tradizioni italiane contemporanee: In Veneto sono ancora diffusi i “panevin” o falò di inizio anno la sera del 5 gennaio. L’uso di accendere fuochi in questa notte è retaggio di antichi riti celtici. La tradizione del “Brusa la vecia” prevede di bruciare l’anno vecchio e dare il benvenuto al nuovo .



Ricorrenze religiose del 6 gennaio
Chiesa Cattolica Romana: Solennità dell’Epifania del Signore, manifestazione di Gesù ai Magi (rappresentanti dei gentili). In Italia è festività civile; dal 1978 fu cancellata ma già nel 1985 tornò a essere riabilitata da decreto del presidente della Repubblica .
Chiese Ortodosse (calendario gregoriano): Teofania/Battesimo di Gesù il 6 gennaio.
Chiese Ortodosse (calendario giuliano): Teofania il 19 gennaio (Russia, Serbia, Georgia, Gerusalemme).

Chiesa Apostolica Armena: Natale ed Epifania celebrati congiuntamente il 6 gennaio, mantenendo l’usanza pre-IV secolo.
Chiese Protestanti: Varia. Molte celebrano l’Epifania il 6 gennaio o la domenica più vicina. Per molte chiese protestanti, la stagione dell’Epifania si estende dal 6 gennaio fino al mercoledì delle ceneri, con l’ultima domenica celebrata come Domenica della Trasfigurazione .
L’Epifania si rivela dunque come palinsesto stratificato: riti agricoli del solstizio, culti romani della fertilità, teofanie cristiane divergenti tra Oriente e Occidente, sincretismi folklorici italiani. La Befana incarna questa complessità — figura liminale tra paganesimo condannato e cristianesimo assimilante, tra morte dell’anno vecchio e rinascita della natura.

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