Talvolta detti anche cul de sac, non è proprio la stessa cosa, però siccome voglio mettere fra un poco il pezzo omonimo dei genesis era necessario che lo citassi quel titolo là. Per meglio inquadrare il tema del titolo, che poi è un altro, ma voi non fateci caso, ci viene spontaneo pensare ai sorpassi in auto, e anche alle svolte sempre in auto e ancora meglio in camion o ancora di più in bus. Quando si sorpassa, e in genere si va anche veloci, l’angolo cieco è un problemone, si verifica sempre, dura pochi decimi forse centesimi di secondo, ma non c’è modo di eliminarlo. Bisogna stare attentissimi, guardare con più di uno strumento specchiante – retrovisori li chiamano quelli bravi – incrociare i risultati dei diversi punti di vista dei diversi retro e poi visori e solo allora – ma non è detto – affrontare il sorpasso. Nelle svolte si va piano, ma più grande è il coso – il mezzo – che svolta, e più è facile che una parte di visuale – nonostante specchietti e retro specchietti – rimanga cieca. Non a caso, sui bus e camion – soprattutto quelli che viaggiano per vari paesi – c’è spesso attaccata l’apposita decalcomania di servizio che informa che lui è assai grosso e che quando ci si imbatte in isso il punto cieco esiste e può manifestarsi suo e nostro malgrado.
Avrò detto molte sciocchezze, ne sono convinto. E’ che non di questo intendo parlare, l’angolo cieco specifico qui nel post narra la storia di quell’uomo, donna, um, us, ui, detto e definito -us, um, ui; l’uomo ponte (o donna pinte, o um ponte). Trattasi di essere umano, perlopiù, che funge da tramite fra altri esseri, perlopiù umani anch’essi. Egli, ella, um, mette in comunicazione gli altri anche – spesso – scomparendo esso stesso nell’atto di realizzare l’incontro, la congiunzione, la relazione; e non vuole nulla in cambio, anzi, spesso si annulla per fare in modo che detto incrocio si realizzi alla perfezione. Non è, egli e similari, un masochista o peggio un santo, semplicemente esso coso gode nel riuscire a congiungere diversi e diverse, um, perché sospetta che tali incontri porteranno con sé grandi quantità di bene comune per tutti. Chiamateli scopritori, chiamateli agevolatori, chiamateli fatebenefratelliesorelle, chiamateli semplicemente col loro nome, – Guadagnino apprezzerebbe – ma essi persone sono rari e davvero massimamente incompresi ai più.
Cosa c’entra il film di Guadagnino, non chiedetelo, però dai la selezione di scene tratte dal film sono emblematiche e anche molto ricche di pathos, così l’ho aggiunta. Gran film, indubbiamente, forse ancora un pochino immaturo in alcuni passaggi, ma grande, addirittura Viscontico, per non dire viscontiano. Tornando ai nostri angoli perlopiù ciechi, essi traghettatori di vibrazioni, sono in primis – antecedentemente al realizzare le congiunzioni di talenti con le persone – veri e propri annusatori di energie e posizioni utili con riscontri piacevoli e transizioni tendenti all’importante per tutti e non per pochi. Non si spiega un gran che, mi rendo conto. Diciamo che esse persone tendono – perlopiù in modo istintivo – a mettere insieme talenti di persone varie e variate, genti diverse che vengono da posti diversi e spesso modi tempi e discipline assai diverse. Good vibrations da uno a molti, tendenti all’infinito.
Gente da spiaggia li si potrebbero definire, ma non si direbbe il vero. E non mi riferisco ai suonatori di pocanzi. Prendete ora i panni di costoro, anzi di uno di essi, – quelli lì i traghettatori di talenti – e provate a indossarli. Scoprirete vostro malgrado che sono panni stretti assai, sdruciti, poco comodi, per non dire scomodi. Il problema è che gente così non ne esiste, quasi. Per fortuna direbbe qualcuno. Non saprei direbbero altri. Lasciamoli chiacchierare e continuiamo intanto a scrivere. Sono pochi, sparuti, randagi persino. Nel resto del mondo,tutti, e dico tutti, fanno cose in cambio di altre cose. Nessuno escluso. Ma, vivaddio, esistono anche persone diverse. Tipo questi di cui stiamo provando a dire cose. Sono davvero pochi. E ampiamente sottovalutati per non dire incompresi. Anyway come dicono all’estero, anche al giorno d’oggi ci sono persone contente, addirittura entusiaste, di fare emergere dal nulla altre persone rendendole note, celebri, famose perfino, senza un secondo fine, senza uno scopo personale, un fine speculativo ad personam per dirla con catone o catino, fate voi. Ancora meglio, dette persone non solo sarebbero determinate a fare emergere i talenti degli altri senza scopo di lucro, ma, ne sarebbero entusiasti. Si potrebbe dire che per questi particolari soggetti, fare emergere altre persone, e senza una muta da sub, sia lo scopo della loro esistenza. La motivazione che li sprona. Li spinge. Li tiene in sella, tanto per continuare con le metagore cavalliche per non dire equine.
Solo in questo modo si realizzano essi stessi. Mettono a frutto il loro dono. La capacità di scovare talenti e creare reti di condivisione e accorpamento di tali talenti, per lo sviluppo di cose, rose e pose, destinate al bene comune e nient’altro.
Non ci credete? Eppure è così. Succede davvero. E il più delle volte queste persone – li abbiamo definiti uomini ponte – non vengono capiti, nemmeno, talvolta e soprattutto, da quegli stessi talentuosi che senza di loro, probabilmente, sarebbero rimasti in un cantuccio ad attendere. Cosa non si sa, ma l’attesa è lunga, e talvolta, anche sala. Non c’è pace tra i pontieri – con o senza genio accluso – non c’è gloria per chi non cerca affermazione per sé, e la trova solo nel benessere di tutti – se compreso, altruisti, mica siemi – ma insieme e non da soli. Fare altro, cioè cercare vane e glorie per se medesimi, sfruttando e sgomitando e, talvolta, pesticciando altri per arrivare davanti, vincere, affermarsi, non è vera gloria, come disse quello nella poesia scaduta qualche giorno fa. Il 5 maggio, se non ricordo male, era la data di scadenza. . Brindiamo dunque, tutti assieme per questi austeri nostri congiunti. Esseri umani che non chiedono ma fanno. Persone che notano e riportano invece di prendere e distruggere. Pedine o anche pedoni, sebbene automuniti, umani nell’essere, come tutto quel genere, proprio lui, che si definisce e viene pure definito umano, salvo poi prevaricare per la maggior parte gli altri in ogni modo e maniera, anche parecchio. Pace e bene come neanche il mariano della tv avrebbe saputo dire meglio.
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