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Il Pescatore

Angeli

La fossa del leone, È ancora realtà, Uscirne è impossibile per noi, È uno slogan falsità, Il nostro caro angelo, Si ciba di radici e poi Lui dorme nei cespugli sotto gli alberi, Ma schiavo non sarà mai

Partiamo dai biondi efebici, e come non farlo. Cupidi o sfolgoranti di luce, gli angeli – crediti religiosi a parte – sono da sempre i nostri salvatori, nel bene e nel bene, non potevo certo dire nel male. Preamboli a parte, mi verrebbe subito da mettere sul piatto l’ode in musica del prode Lucio, non che c’entri nulla con gli angeli precisiamo, ma ci sta bene è inutile negarlo suvvia

Le bionde trecce gli occhi azzurri e poi le tue scarpette rosse

Vi aspettavate tutti il nostro o vostro caro eh? Nell’immaginario immaginifico del posto da cui provengo che non fa rima con pastrengo ma ci piace assai il balengo, i primi angeli a questa tavola – e se citare fosse uno sport – sono esse loro tre. Sono anni difficili per l’emancipazione, anni di lotte ma anche di forte tendenza alla restaurazione, alla regressione, dopo balzi in avanti e scatti repentini. I ‘70 sono stati anni bifronti o doublefaces come si suole dire dei paletot o dei loden in talune circostante. Loro ci sorridevano angeliche ma poi ci gettavano rudermente al tappeto con abili mosse di karate o altre diavolerie orientali e marziali, poi se provavamo a ribattere, sfoderavano anche cannoni e cannoncini di produzione yankee e non esitavano a usarli 

Tutta quella storia di Carlo in arte Charlie e poi dei tradimenti e poi del ruolo emancipativo che però poi ricadeva pesantemente sul trito per non dire ritrito del machismo in salsa femmina che di emancipato ha ben poco, insomma via rimaniamo sull’intrattenimento e lo svago sennò si rischia e pure assai. Mica siamo echi alla fin fine per quanto egli ci ispiri. Ritornando all’angelico post ci corre l’obbligo di svoltare verso il fumetto, meglio verso la pubblicità di cartone che poi diventa fumetto e pascola nei biondi orti delle edicole – quando ancora erano bionde e molto diffuse – all’epoca di carosello. Angelino si chiamava e faceva pressapoco così: 

Angelino angelino, ci risiamo eh,  ti vuoi cacciare in qualche altro pasticcio? Ma lo sai  cosa ti può capitare? E ci vuoi provare lo stesso? Dammi retta non farlo

In cabina di regia e alla creazione e realizzazione del personaggio c’è il nostro solito Paul Campani da Modena. La campagna pubblicitaria è per i detersivi dell’Eni l’epoca è lontana, addirittura remota, siamo all’inizio dei ruggenti ‘60, in realtà nel 1959 per la precisione. Il nostro angelo della pubblicità ha tutti gli stereotipi al posto giusto, veste bianca, nuvola d’ordinanza, espressione perlopiù beata, però è un gran entusiasta, per dirla angelicamente, si direbbe un simpatico pasticcione, del resto la deve pur macchiare quella candida tunichetta sennò come si fa a far scattare lo spot dei detersivi? Scusami Ameri eh! Volendo svoltare verso il versante filmico e pure cine e matografico di angeli in quel e in quest c’è o vi è – per i più esigenti – solo l’imbarazzo della scelta. Vediamo di esprimerci con un esempio tosto tosto qui di rimpetto

ilcielo

Wim che di cognome fa Wenders riempie lo spazio aereo sopra la capitale della Germania unita, all’epoca ancora divisa e poco capitale, di angeli. Elementi eterici che diventano umanizzatori –  immagino di aver inventato l’ennesima parola –  e tramite di un posto cosmopolita, difficile, spaccato – all’epoca – percosso e inaridito – per dirla col poeta – ma anche così terribilmente vivo e vivace. Come spiega, molto meglio del sottoscritto, lo stesso regista: 

“Gli angeli invece permettevano di cogliere tutte le opportunità, la linea di collegamento era ovunque; si poteva andare in qualsiasi punto della città, anche a caso. Si poteva attraversare il Muro, entrare in una casa per la finestra, guardare la gente nella metropolitana; un passante qualsiasi diventava a un tratto il protagonista di un film possibile”.

All’apoteosi wendersiana non poteva che seguire la rudezza o rudità honk konghese del maestro Wong-Kar Wai e la delicata ballad a commento dei Flying Pickets – Only you – che arrivano dolci e impetuosi a portarci dentro storie e leggende di angeli caduti, proprio dove vi vorrei portare domani, quindi state sintonizzati, per dirla radiofonicamente, anzi ve lo faccio dire da un esperto. Bye


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