Cerca nel Franti
Cover Stories - Temi di riflessione

Anatomia inedita

Una collega mi ha detto che il nervoso le aveva chiuso lo stomaco. Io, ho subito sentito la necessità di dirle che nessuno e niente dovrebbero esercitare questo potere sui nostri sfinteri

Oggi mi ripropongo di darti una lezione di anatomia che forse nessuno ti darà mai perchè raramente la gente abbandona la comodità delle certezze a vantaggio di un nuovo punto di vista precario.

Voglio però proporti una rivoluzione copernicana e accompagnarti per mano ad una consapevolezza nuova che esclude l’assoluto e ci costringe alla relatività: la terra, caro mio, non è il centro dell’universo.

L’idea me l’ha suggerita una collega che mi ha detto che il nervoso le aveva chiuso lo stomaco. Io, abituato a fare il cane da pastore, ho subito sentito la necessità di dirle che nessuno e niente dovrebbero esercitare questo potere sui nostri sfinteri ma mi sono presto reso conto che il messaggio così formulato non tributava la necessaria importanza all’intestino, un viscere che si annida per metri nell’addome lontano da occhi indiscreti.

L’intestino. La scienza contemporanea enfatizza il ruolo delle sue eterogenee popolazioni batteriche i cui effetti valicano i confini dell’addome e si spingono coraggiosamente lontano, forse anche all’interno della scatola cranica.

L’intestino, però, nella nostra cultura, non ha la dignità del cuore pur essendo parimenti ricco di cellule pace maker che gli danno un ritmo manco fosse la velocità del ritmo a qualificare la rilevanza dell’organo.

Posso tuttavia dirti per certo che, rispetto al cuore, è parimenti letale: se si buca crea al paziente delle noie mortali e, al pari del cuore, può patire l’infarto che non è un’esclusiva cardiaca a dispetto di un’associazione per antonomasia.

Ma, santo cielo! Riflettici un attimo: l’intestino è sicuramente il viscere più lungo di cui siamo dotati ma è un’invaginazione dell’universo che ci penetra e ci percorre dalla bocca all’ano. Non è uno spazio interno: è spazio esterno che si annida dentro di noi e ci attraversa. E’ uno spazio che consente alla Natura di scambiare nutrienti con le nostre mucose ma è uno spazio che non ci appartiene: lo abbiamo in gentile concessione.

Noi offriamo protezione a quello spazio col nostro corpo e il nostro calore e lui ci percorre sicuro e ci offre l’opportunità di uno scambio bizzarro: cibo in cambio di feci.

Lo scambio con l’universo è indispensabile alla vita e torna spesso in anatomia perchè non possiamo essere solo circuiti chiusi. Circuito chiuso è l’apparato cardiocircolatorio ed è bene che sia così perchè una volta aperto la sua tendenza a fondersi con l’Universo è irrefrenabile e si porta via tutto.

Il sistema circolatorio non è capace di scambio se non si tiene all’interno del territorio vascolare: è irrequieto, tumultuoso e scoordinato e sa solo donarsi senza chiedere nulla in cambio.

Forse la dignità speciale che gli riconosciamo dipende da questo strano altruismo.

L’evoluzione, consapevole di questa sua bellissima e pericolosa peculiarità, lo ha regolato, essendo incapace di educarlo, lo ha chiuso in uno spazio di vasi e cuore e lo ha costretto allo scambio con l’universo tramite un altro organo, il polmone.

Già.. Altro chiaro esempio di come molto della nostra anatomia non ci appartenga: il polmone è di nuovo uno spazio esterno che si invagina dentro di noi per offrirci-indovina un po’- ancora una volta lo scambio: ossigeno per anidride carbonica.

All’universo poco importa se gli scambi con noi sono baratti a rimessa perchè è generoso ed infinito.

Nello sviluppo della vita la Natura si è presa degli spazi al nostro interno perchè possa avvenire con lei un continuo commercio di materia.

E così, all’autopsia, il tecnico tirerà su i polmoni del paziente e li tratterà da ignorante fermandosi al contenitore, dimenticando che il contenuto è lo spazio esterno stesso. Oppure ne indagherà il contenuto per credere di comprendere i fatti che hanno dato le mosse alla dipartita. “Annegato vostro onore.”

Eppure quello spazio pieno d’acqua non ci appartiene e l’universo può tecnicamente riempirlo come vuole anche se, generalmente, non lo fa.

E accompagnandoti in questa consapevolezza nuova, questo gioco in cui ti costringo a metterti un guanto e togliertelo scambiando interno ed esterno, vorrei farti notare un dettaglio non insignificante che conferma la mia teoria dello scambio. L’utero è un’invaginazione universale che risalendo per la vagina e transitando la cervice della donna termina a fondo cieco in una camera esterna che si spaccia per interno.

Le gravidanze sono così evidentemente un nuovo scambio: la donna offre le sue mura che definiscono lo spazio e offre, tramite il cordone, l’alimentazione di un qualcosa che le appartiene solo fino a un certo punto.

La confusione fra interno ed esterno è funzionale in questo caso e l’errore di comprensione della madre sarà per lei orgoglio e soddisfazione.

Un piccolo inganno per perpetrare la vita.

A dirla tutta se risali dalle tube di Falloppio la donna la puoi penetrare fin dentro l’addome, negli spazi peritoneali: forse è questo che rende la donna più leggera, pregna d’aria e di universo.

Non stupisce che, al contrario, l’apparato genitourinario dell’uomo sia una serie di vicoli ciechi. Se parti per un viaggio di risalita dell’uretra maschile, percorri la vallata della vescica, monti sugli ureteri e risali fin sulla pelvi renale troverai sempre strada chiusa. E le cose non cambieranno se, non pago, risalirai le vescichette seminali o ti perderai nel testicolo.

Le vie biliari che sboccano nell’intestino mi creano il disagio del dubbio: se di spazio esterno invaginato si tratta allora quello spazio è in continuità con altro spazio epatico, microscopico ma pur sempre esterno.

Lo stesso dubbio coglie al confrontarsi col pancreas: dove comincia il fuori e dove finisce il dentro?

Il cervello mi chiedi. Blindato.

Mi domando se, al pari del sangue, sia stato chiuso dentro per evitargli l’altruismo di una disparità che riporta tutto all’Universo.

Nasce il dubbio che il segreto della vita non sia altro che prigionia di cuore e cervello che spingono per ricongiungersi con l’Infinito, un’energia potenziale relegata, una molla che aspetta solo di essere rilasciata e poter scattare verso l’obiettivo, il ricongiungimento.

Corrono alla mente gli aneurismi rotti e le emorragie cerebrali: tutte le molle rilasciate di colpo.

E se al cardiocircolatorio è dato il diritto di uno scambio con l’Universo, per quanto mediato dal polmone, il cervello può godere di quello scambio solo tramite un ulteriore intermediario che è il sistema cardiocircolatorio stesso.

E’ sospettoso, il cervello: ha una serie infinita di telecamere e spioncini, di delatori ed informatori. Si avvale di occhi, orecchi, papille gustative, propriocettori, meccanocettori, termocettori, osmocettori, chemocettori, vestibolo e così via.

Collegatissimo con un esterno che non può accogliere perchè aprendosi saprebbe solo darsi. Impedito a conoscere l’Universo e costretto a filtrarlo attraverso filtri diversi.

Peccato.

42

Scopri di più da

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

avatar dell'autore
Francesco Landucci
L'URL breve di questo articolo è: https://www.ilfranti.it/ctcx