Cerca nel Franti
Hack - Istruzioni per l’uso

2. LA GRANDE FUGA – QUANDO I CAPITANI ABBANDONANO LA NAVE

ASCOLTA IL PODCAST

Sintesi della Parte I
Nella prima parte di “L’inganno dell’agentic AI e la tirannia dell’abbonamento”, abbiamo smontato con lucidità chirurgica il grande bluff dell’intelligenza artificiale contemporanea. L’innovazione, si è trasformata in un sofisticato esercizio di riciclaggio concettuale, dove gli agenti AI autonomi promessi come rivoluzionari si rivelano un miraggio tecnologico. I numeri parlano chiaro e impietosi: il 95% dei progetti pilota di GenAI fallisce miseramente, mentre appena il 30% riesce nei compiti reali. La previsione è ancora più fosca: entro il 2027, il 40% dei progetti verrà semplicemente cancellato.
Dietro questa facciata di futuro radioso si nasconde una bolla speculativa senza precedenti. Nel primo semestre del 2025 sono stati investiti 44 miliardi in AI, con il 95% degli investimenti in GenAI che non hanno prodotto alcun ritorno economico. I costi nascosti sono astronomici: 364 miliardi solo per i data center necessari a sostenere l’infrastruttura. Persino Sam Altman ha lanciato l’allarme, definendo gli investitori “troppo entusiasti” in un mercato che ricorda pericolosamente la bolla dot-com.
Ma la vera questione non è solo tecnologica: è la subscription economy che emerge come nuovo strumento di controllo economico e sociale. Ed è proprio da qui che riprende la seconda parte della nostra analisi.

Leadership in frantumi, successori senza visione e la patata bollente che nessuno vuole più tenere in mano

Se la prima parte della nostra saga ha mostrato l’illusione tecnologica, la seconda rivela qualcosa di ancora più inquietante: i protagonisti stessi della rivoluzione digitale stanno fuggendo. Non si tratta di pensionamenti onorevoli o passaggi di testimone celebrativi, ma di un esodo di massa che ha tutto il sapore dell’abbandono strategico.

L’anno dell’abbandono

Il settore tech sta vivendo un “Great CEO Exodus”, con quasi 2.000 dimissioni nel 2024, un record che continua nel 2025 con 222 uscite solo a gennaio. Nel 2024 abbiamo assistito a un record di dimissioni di CEO: 327 negli USA nei primi 11 mesi, contro i 300 di tutto il 2023. Il settore tech ha guidato questo esodo con 40 CEO dimessi, +50% rispetto alla media.

Non si tratta di coincidenze o cicli naturali. Aziende come OpenAI hanno visto partire 9 executive nel 2024, inclusa la CTO Mira Murati, mentre il tasso di churn nel settore tecnologico è salito del 50%. I motivi sono chiari per chi vuole vedere: burnout da AI, instabilità lavorativa, fallimenti strategici mascherati da pivot, pressioni a breve termine che rendono impossibile qualsiasi visione di lungo periodo.

Apple: il simbolo di una transizione senza visione

Apple, l’icona per eccellenza del miracolo tecnologico, incarna perfettamente questa crisi di leadership. Tim Cook, che compirà 65 anni a novembre 2025, si avvicina al potenziale ritiro. John Ternus, capo dell’hardware engineering, emerge come principale candidato successore, già in evidenza nelle recenti presentazioni di prodotto.

Ma la scelta di Ternus rappresenta più di una semplice successione: è il simbolo di un’Apple che abbandona la visione rivoluzionaria per abbracciare l’ingegneria incrementale. Ternus ha supervisionato l’ingegneria hardware di praticamente ogni prodotto importante nel portfolio attuale – iPad, iPhone, AirPods, la transizione dei Mac ad Apple Silicon. È un ingegnere meccanico esperto, non un visionario che reinventa mercati.

Come osservato da AppleInsider, chiunque sostituirà Tim Cook seguirà probabilmente le sue orme: un leader altamente metodico che si basa sui numeri, non sulle emozioni. Coloro che sperano in una leadership più audace rimarranno probabilmente delusi.

La situazione diventa ancora più preoccupante guardando l’emorragia più ampia. Jeff Williams, chief operating officer e un tempo considerato il successore naturale di Cook, si è dimesso dalle responsabilità operative a luglio e lascerà l’azienda entro fine anno. John Giannandrea, il vicepresidente senior che supervisiona la strategia AI di Apple, ha un futuro incerto dopo i fallimenti con lo sviluppo di Siri. Johny Srouji, capo delle tecnologie hardware, sta “valutando il suo futuro”, e Lisa Jackson, leader delle politiche ambientali, sta considerando il pensionamento.

Per un’azienda che si è vantata della stabilità organizzativa durante il mandato di Cook, la partenza simultanea di più dirigenti senior segna un cambiamento epocale. È come se i capitani stessero abbandonando la nave prima della tempesta, lasciando la “patata bollente” ad altri mentre il mercato diventa sempre più saturo e confuso.

L’impero Musk in frantumi

Se Apple rappresenta la transizione ordinata, l’impero di Elon Musk incarna il caos della fuga. Da xAI a Tesla, c’è un’emorragia di talenti senza precedenti. Figure chiave abbandonano citando “esaurimento e crescente disagio” per la cultura “24/7 stile campagna elettorale”.

Non si tratta solo di burnout individuale, ma di un sistema manageriale che ha raggiunto il punto di rottura. Medium descrive un “Engineering Exodus” nel 2025, con ingegneri esperti che fuggono per burnout AI-related, mancanza di crescita professionale e squilibrio vita-lavoro. Top talent se ne va perché le promesse di innovazione si sono trasformate in maratone di ottimizzazione senza senso.

Successori senza idee nuove

Il problema non è solo chi se ne va, ma chi rimane e chi arriva. Stiamo vedendo movimenti di leadership nelle grandi aziende dove le ristrutturazioni, promozioni e rumor sul passaggio generazionale suggeriscono che i timonieri tradizionali lasceranno il comando. Però molti dei potenziali successori non sembrano portare visioni radicalmente diverse.

Più che rivoluzioni, si prefigurano aggiustamenti strategici: servizi, fitness subscriptions, integrazioni hardware-software. In altre parole, il cambio di guardia rischia di ritrasmettere modelli esistenti piuttosto che inventarne di nuovi. La scelta ricade su figure come Ternus che portano competenza tecnica e conoscenza istituzionale, ma non la capacità di immaginare prodotti che non esistono ancora.

È una scelta sicura in tempi di incertezza, ma non una che prometta innovazione radicale. Rappresenta la preferenza per promuovere dall’interno piuttosto che cercare leadership esterna – una decisione che minimizza il rischio ma massimizza la stagnazione.

La patata bollente del venture capital

Gli investimenti VC sono crollati del 19% globalmente. In Italia -55% rispetto al 2022, solo il 2% del mercato europeo. Nel 2024 sono fallite 966 startup (+25,6%).

I numeri raccontano una storia brutale: il denaro si sta ritirando, le scommesse azzardate stanno implodendo, e chi ha guidato la fase di espansione ora cerca disperatamente la via d’uscita prima del collasso. I venture capitalist che hanno gonfiato la bolla stanno scaricando asset, i CEO che hanno promesso rivoluzioni stanno dimettendosi prima di dover rendere conto, gli ingegneri senior stanno fuggendo prima che i progetti falliti vengano loro attribuiti.

Un esodo che rivela la verità

Questo esodo collettivo non è un segnale di transizione generazionale naturale. È un voto di sfiducia massivo nel futuro prossimo della tecnologia. I leader storici non stanno passando il testimone a una nuova generazione di visionari – stanno scaricando problemi irrisolti su una generazione impreparata, con risorse insufficienti e aspettative impossibili.

Quando i veterani che hanno costruito l’era digitale abbandonano simultaneamente le loro posizioni, non stanno celebrando vittorie. Stanno fuggendo da una realtà che non vogliono più gestire: la fine del miracolo tecnologico, l’esplosione della bolla AI, la saturazione dei mercati, l’impossibilità di mantenere le promesse fatte agli investitori.

La grande fuga è il sintomo più chiaro che il miracolo è finito. E quello che viene dopo non sarà costruito da chi ha creduto nell’illusione, ma da chi dovrà gestire le macerie.

————————

GUARDA LA PRESENTAZIONE


Scopri di più da Franti Magazine

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

avatar dell'autore
Ennio Martignago